Pinerolese crediti Paolo Ciaberta

Estate: 5 vacanze in bici lontano dal caldo

Ci siamo, l’estate è arrivata. Abbiamo tirato fuori la bici, ci siamo allenati (forse) e siamo pronti per le vacanze e per esplorare nuove mete, territori e regioni.

Però fa caldo.

A parte utilizzare il buonsenso, esattamente come per sopravvivere al caldo in città – ovvero non uscire nelle ore più calde, bere molta acqua e mettere sempre la protezione solare – abbiamo individuato 5 idee per una vacanza a due ruote lontana (si spera) dal caldo.

L’estate in bici: le idee

Piemonte, parte prima: il Pinerolese

Pinerolese crediti Paolo Ciaberta
Pinerolese, crediti Paolo Ciaberta

Il territorio del Pinerolese, situato nel cuore delle Alpi Cozie, è un gioiello di rilevanza storica e naturale, spesso sottovalutato rispetto a tutto ciò che ha da offrire ai visitatori. La sua importanza è sottolineata dalla presenza di tre parchi naturali di notevole impatto: il Parco Val Troncea, il Parco Orsiera Rocciavrè e una parte del Gran Bosco di Salbertrand. Questi parchi, oltre alla frescura, offrono una vasta gamma di attività all’aperto, dai percorsi escursionistici alle opportunità di osservazione della fauna selvatica.

Inoltre, il Pinerolese è ricco di storia, con numerosi siti culturali e architettonici che raccontano la lunga e affascinante storia della regione.

Per scoprire questo territorio, l’Unione Montana del Pinerolese ha sviluppato il progetto UpSlowTour. Il progetto consiste in 15 anelli ciclabili che rappresentano differenti proposte di percorsi. Diversi per tipologia di bici, dall’ebike alla gravel, e accessibilità, rappresentano un vasto ventaglio di scelta per tutti.

Piemonte, seconda parte: il corso del Maira

Valle Maira Casa Bart
Valle Maira Casa Bart

Seguire un corso d’acqua, affacciarsi su un fiume o su un lago, dà immediato refrigerio, fisico e psicologico. Il torrente Maira nasce nel cuneese e, dopo aver percorso la valle a cui ha dato il nome, si immette nel Po in provincia di Torino.

Pedalando lungo i suoi argini ci si ritrova a scoprire luoghi belli ed emozionanti, regala scorci che ricordano il Grande Nord e accompagna i ciclisti attraverso località come Dronero, Villar San Costanzo, Busca, Villafalletto, Vottignasco, Savigliano, fino a Racconigi.

Il Sentiero sul Maira è lungo circa 50 km e si percorre sia a piedi che in bici, passando da una sponda all’altra. Ma si può compiere un anello di 250 km per scoprire tutto il territorio circostante. Il punto di partenza ideale? Casa Barta a Villar San Costanzo.

Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia è una meta indicata per praticare cicloturismo in qualsiasi stagione dell’anno. Grazie alla sua posizione geografica strategica e alle sue numerose ciclovie, la regione offre un’esperienza straordinaria che si estende dalle maestose Alpi fino alle coste dell’Adriatico.

Friuli Venezia Giulia Ciclovia Alpe Adria FVG1 Laguna di Grado photo: NicolaBrollo
Friuli Venezia Giulia Ciclovia Alpe Adria FVG1 Laguna di Grado photo: Nicola Brollo

Questo territorio vanta una ricchezza di ambienti naturali, che spaziano dai boschi e le imponenti cime montane, alle leggendarie salite che sfidano i ciclisti più esperti, passando per tranquille lagune e spettacolari scogliere costiere che offrono panorami mozzafiato.

In Friuli Venezia Giulia ci sono dieci ciclovie regionali, di cui cinque sono completamente percorribili e mappate, corredate da numerose piste ciclabili e strade sterrate. Queste ciclovie sono adatte a ogni tipo di bicicletta e soddisfano le esigenze di tutti i viaggiatori, dai principianti agli esperti. Lungo questi percorsi, i cicloturisti possono scoprire pittoreschi borghi storici, gustare i famosi vini bianchi delle colline locali e immergersi nelle tradizioni enogastronomiche della regione. Inoltre, la varietà dei paesaggi naturali offre continue sorprese e la possibilità di vivere avventure indimenticabili su due ruote.

Fiandre

Nel nord del Belgio si trovano le Fiandre, celebri per le città inimitabili, il pavé, l’arte preziosa, la creatività e la birra. È una delle Regioni europee più sviluppate per il cicloturismo grazie ai servizi, agli itinerari e alle piste ciclabili mappate e segnalate. La natura e la cultura sono due degli ingredienti che rendono la regione uno dei must per una vacanza estiva in bici.

In bici nel Limburgo - Fiandre (c) Bram De Vrind
In bici nel Limburgo – Fiandre (c) Bram De Vrind

Per trovare la giusta ispirazione, sono stati realizzati 9 itinerari iconici da percorrere in bici suddivisi per difficoltà, tema e lunghezza. C’è l’itinerario dedicato alla Costa sul Mare del Nord, quello alle Città d’Arte. Non mancano però anche idee e spunti per pedalare in modo insolito in aree particolarmente verdi, come il Limburgo.

Istria

Non lontano da Trieste, a poche ore di macchina da quasi tutte le località del nord Italia, l’Istria è facilmente raggiungibile. La regione è un’ottima meta per vacanze in famiglia o con gli amici che amano pedalare. Ci sono alloggi dedicati ai cicloturisti di ogni tipo, dai grandi hotel, ai boutique hotel, dagli alberghi per famiglie fino a numerosi alloggi privati.

Istria bike
Istria bike

Sono oltre le 160 piste ciclabili che attraversano l’Istria. Alcune facili e adatte alle famiglie, altre più difficili che soddisfano i ciclisti più esperti e preparati. Sono diverse anche le lunghezze, si possono trovare percorsi brevi e lunghi, pianeggianti o con molte salite Sul sito ufficiale www.istria-bike.com si trovano tracce GPX e dettagli, mappe online e materiali da consultare prima di partire per le vacanze.

Da non perdere i percorsi lungo le ferrovie dismesse, come la Parenzana e la Štrika.

E se volessimo andare fare un mare e monti?

Via Verde della Costa dei Trabocchi, credits Regione Abruzzo
Via Verde della Costa dei Trabocchi, credits Regione Abruzzo

Non mancano certo le località e i territori di mare, circondati da splendide montagne, da scoprire in bicicletta. Per una vacanza a medio raggio possiamo scoprire la Catalogna o l’Isola di Gran Canaria, mentre in Italia potremmo pensare all’Abruzzo o alla Basilicata!

Come scegliere la sella per il cicloturismo - selle SMP

Come scegliere la sella giusta per il cicloturismo

Quando si pratica il cicloturismo bisogna fare molta attenzione a come scegliere la sella giusta. Questa attenzione vale soprattutto per chi affronta per la prima volta una vacanza in bici. Che sia un semplice fine settimana o un viaggio di più giorni, è facile sperimentare problemi con la sella: quello che inizialmente è solo un leggere fastidio con il passare delle ore si può tramutare in vero e proprio dolore che impedisce di restare seduti per più di 2 minuti di fila. Spesso insorgono anche problemi alle delicate zone urogenitali. Il motivo? Una sella non adatta.

Per evitare fastidi e dolori, vediamo come scegliere la sella giusta per viaggiare, evitando di incappare in situazioni spiacevoli.

Che tipo di sella mi serve?

Spesso, quando si parla della sella, ci si concentra sul colore, l’imbottitura o i materiali. È un approccio errato. La prima cosa da vedere in una sella è se sia della dimensione corretta per noi. La parte posteriore deve avere una larghezza proporzionata alle nostre tuberosità ischiatiche, che sono le due sporgenze ossee a contatto con la parte posteriore della sella e che quindi devono trovare un adeguato supporto. La distanza tra le tuberosità ischiatiche è individuale e può essere misurata anche con semplici strumenti casalinghi. Una volta che conosciamo la distanza tra le nostre tuberosità, possiamo definire la larghezza della parte posteriore della sella.

Larghezza ossa ischiatica - selle SMP

La sella deve essere morbida?

Spesso vediamo ciclisti saggiare la morbidezza della sella affondando le dita nella parte posteriore. Il concetto che la sella debba essere morbida in realtà è equivoco, perché a volte troppa morbidezza può dare fastidio. Le selle vengono proposte solitamente con tre livelli di imbottitura

  • Minima: è una sella rigida, con imbottitura minimale, che supporta molto e consente di spostarsi agevolmente in sella. Inoltre, essendo rigida, si deforma meno e consente un’ottima trasmissione di potenza sui pedali. È una sella adatta a ciclisti esperti o a chi viaggia in gravel o bici da corsa, su terreni come asfalto o strade bianche e ha bisogno di massimo supporto e minima dispersione di energia;
Imbottitura minima selle SMP
Imbottitura minima selle SMP
  • Intermedia: l’imbottitura è presente ma le dita non affondano all’interno quando schiacciamo. È un compromesso tra una sella con imbottitura minima e una molto morbida. È ottima per chi viaggia su terreni sconnessi, sia in gravel che in mtb.
Imbottitura intermedia selle SMP
Imbottitura intermedia selle SMP

  • Elevata: le dita affondano facilmente e appaiono molto morbide. Sono selle pensate per ridurre la trasmissione dei colpi dal terreno al ciclista ma allo stesso tempo non permettono di spostarsi agevolmente sulla sella, tendendo a far mantenere la stessa posizione al ciclista. Questo tipo di sella è consigliato a chi ha una posizione del busto molto eretta (come sulle e-bike) o ai neofiti, poco abituati a stare seduti per molte ore.
Imbottitura elevata selle SMP
Imbottitura elevata selle SMP

Il buco non serve, ci vuole un vero e proprio canale centrale!  

Una sella sbagliata, oltre ad essere scomoda, può creare o accentuare problemi urologici, come addormentamento dei genitali, difficoltà a urinare dopo la pedalata o, per chi ha predisposizione genetica, ha vissuto episodi di ipertrofia prostatica o di infiammazione alle vie urinarie.

Oggi molte selle presentano un “buco” per ridurre la pressione a livello dei genitali (maschili e femminili) e favorire la circolazione sanguigna in tale zona. Ma la scienza e la ricerca dimostrano che per assicurare una circolazione sanguigna naturale ed evitare compressioni alle zone delicate non basta un semplice “buco” sulla sella, ma serve un vero e proprio canale che percorra tutta la superficie della sella. Non si tratta, quindi, di prendere una sella tradizionale e di fargli un buco, ma di realizzare un vero e proprio progetto ergonomico, come il Designed on Your Body di Selle SMP, sulla conformazione fisica del ciclista, per eliminare qualsiasi pressione nelle aree delicate e trasferire il carico alle zone ischiatiche attraverso superfici d’appoggio accuratamente modellate.

Scegliere la sella giusta e regolarla bene

Una sella giusta regolata male tenderà, per assurdo, a produrre più problemi di una sella non adatta ma regolata bene. Questo perché durante la pedalata il nostro bacino si muove in continuazione e i punti di pressione cambiano in maniera costante. Ciò significa che la valutazione della sola larghezza ischiatica è insufficiente per determinare la sella corretta, essendo una valutazione statica che non contempla il movimento specifico in pedalata.

Per questo, una volta determinata la sella corretta, è fondamentale regolarla bene in altezza, avanzamento e inclinazione affinché gran parte del peso del nostro corpo venga scaricato sulla parte posteriore e i genitali siano privi di pressione; allo stesso tempo non deve esserci la tendenza a scivolare in avanti o a cadere all’indietro. Ogni ciclista è un caso a sé per conformazione fisica, grado di allenamento, tipo di bicicletta e postura in sella. Dopo una prima regolazione di massima, è indispensabile provare la sella ed effettuare le piccole regolazioni del caso per trovare il vero posizionamento corretto. Solo dopo averla provata, e correttamente regolata, è possibile confermare se la sella è davvero quella giusta.

La sella per il cicloturismo: niente superficialità

La sella è un componente importantissimo della bicicletta e non possiamo essere superficiali nella scelta, soprattutto se l’obiettivo è viaggiare e passare molte ore in bici, per più giorni di fila. Per prima cosa dobbiamo conoscere la nostra distanza ischiatica per determinare il tipo di sella e la larghezza necessaria. In base al nostro livello di esperienza e al tipo di bici e di terreno da affrontare, determineremo il grado di imbottitura più indicato. La sella scelta dovrà avere un canale centrale per garantire il naturale flusso sanguigno alle parti delicate e una conformazione ergonomica delle zone dove appoggiare le ossa ischiatiche.

Infine dovremo prestare molta attenzione alla regolazione della sella, per evitare che anche la sella perfetta risulti scomoda a chi la usa.

Scopri l'Europa in bici, Ciclabile Olanda del Nord. Foto di Girolibero

Scopri l’Europa in bici con Girolibero

Una vacanza in bicicletta è sinonimo di libertà: paesaggi e aria aperta, un itinerario da seguire al tuo ritmo, la possibilità di fermarti dove e quando vuoi. Se ti piace l’idea, ma vuoi goderti solo il bello di questa esperienza, scegli una vacanza in bici organizzata. La bici la trovi sul posto e gli alloggi sono già prenotati. Il bagaglio ti aspetta a fine tappa e per il percorso segui le mappe o l’accompagnatore.

Scopri l'Europa in bici, Ciclabile Olanda del Nord. Foto di Girolibero
Vacanze in bici organizzate, Ciclabile Olanda del Nord.

Come fare, o meglio, a chi rivolgerti? Ti consigliamo il tour operator italiano specialista delle “vacanze facili in bicicletta” Girolibero, espositore nelle scorse edizioni della Fiera del Cicloturismo.

Da più di 20 anni, Girolibero organizza vacanze in bici occupandosi di tutti i dettagli: studia gli itinerari e testa i percorsi, seleziona e prenota gli hotel delle tappe, ti fornisce mappe e App per seguire il percorso in autonomia, trasporta il tuo bagaglio ogni mattina all’hotel successivo, così puoi pedalare senza pesi sulla bici. La bicicletta è fornita a noleggio sul posto, e in tutti i viaggi è possibile richiedere quella a pedalata assistita, così pedalare è ancora più facile.

Puoi scegliere di partire in autonomia con chi vuoi tu, o puoi aggregarti a un gruppo di altri partecipanti, guidati da accompagnatore.

Scopri qui tutte le vacanze facili in bicicletta di Girolibero

Lungo le più belle ciclabili in Europa

Repubblica Ceca in Bici Girolibero crediti Angela Scarpari
Scopri l’Europa in bici: Repubblica Ceca in Bici foto di Girolibero crediti Angela Scarpari

Dove pedalare? Girolibero propone settimane di vacanza in bici lungo le più belle piste ciclabili e percorsi di cicloturismo in Europa.

Le più gettonate sono la classicissima Ciclabile del Danubio da Passau a Vienna, che attraversa l’Austria dal confine con la Germania, fino alla capitale Vienna. Una “corsia” per biciclette lunga 300 km, panoramica e comodissima!

Oppure il percorso affascinante tra castelli, borghi medievali, campagne e corsi d’acqua nella Valle della Loira, per un assaggio delle ciclabili francesi, sempre più numerose e sempre più attrezzate per cicloturisti.

Gli itinerari per scoprire l’Europa sui pedali sono davvero tantissimi, e molti Paesi si stanno dotando di una rete ciclabile sempre più efficiente. Qui puoi dare un’occhiata a tutte le destinazioni per organizzare la tua prossima vacanza in bici in Europa

Hai mai provato un “bici e barca”?

Bici e barca in Olanda foto di Girolibero, crediti Caterina Romio
Scopri l’Europa in bici: Bici e barca in Olanda foto di Girolibero, crediti Caterina Romio

Vuoi aggiungere un pizzico di divertimento in più? Esiste la formula che combina le tappe in bici alla navigazione lungo fiumi, canali o itinerari costieri, una formula chiamata “bici e barca”. Un modo di viaggiare vario e comodissimo, perché ti permette di esplorare in sella città e natura, o di restare in barca a contemplare l’orizzonte in tutto relax!

Dove puoi fare una vacanza bici e barca? In Olanda (ovviamente!), dove ciclabili e canali sono davvero ovunque, ma anche in Germania, Francia, Austria, lungo la costa e le isole dell’Adriatico in Croazia o Grecia e… sì, anche in Italia dove Girolibero ha portato la formula “bici e barca” con un inedito itinerario tra Mantova e Venezia, eccolo nella sua variante estiva.

Tutta l’Europa in “bici e barca” la puoi scoprire in anteprima sul sito Girolibero.

Mantova - Venezia in bici, foto di Girolibero
Vacanze in bici organizzate: Mantova – Venezia in bici, foto di Girolibero

(in collaborazione con Girolibero)

Borse da bici Bike Pack NOMAD

Borse da cicloturismo: Bikepack Nomad di BRN

Chi viaggia conosce bene il ritornello: non esiste un percorso sbagliato, di sbagliato ci può essere solo l’equipaggiamento! Per questo, specialmente con l’arrivo dell’estate, chi ama viaggiare pedalando inizia a guardarsi intorno, in cerca della configurazione più idonea del suo set up, dove le borse hanno sicuramente un ruolo fondamentale.

Se l’esperienza di cicloturismo è il bikepacking, per ridurre al minimo i problemi è necessario munirsi di prodotti affidabili, resistenti, idrorepellenti, pratici e ben integrabili sulla bici. E valutare alcuni fattori.

Borse da bici Bike Pack NOMAD

Allestire la bici per il cicloturismo

I fattori da considerare per allestire la bicicletta per un viaggio sono essenzialmente tre: la durata del viaggio, dove si intende pernottare e la stagione.

Le regole per scegliere le borse non sono fisse e mescolare le tipologie è possibile, tenendo presenti alcune dritte: meglio le borse impermeabili, in modo che l’equipaggiamento resti asciutto in caso di pioggia, perché ci sono anche quelle “resistenti all’acqua”, più leggere, ma che non garantiscono la completa tenuta soprattutto in corrispondenza delle cuciture.

Meglio scegliere borse che si possono rimuovere facilmente e con molte tasche, molti scomparti di varie dimensioni e cerniere accessibili. Infatti, l’apertura delle borse dovrebbe essere semplice ed immediata.

Da non dimenticare inoltre che i bagagli dovrebbero essere fatti secondo una logica funzionale, ad esempio lasciando in superficie gli oggetti che possono servire durante la pedalata (spuntini, set attrezzi, eccetera) e sotto abiti, prodotti per lavarsi, souvenir acquistati.

Come anticipato, bisogna considerare dove si intende dormire e mangiare, perché in caso di campeggio occorrono anche la tenda, il sacco a pelo, il materassino ed eventualmente le stoviglie per cucinare. In questo caso il carico aumenta notevolmente.

Una linea di borse da cicloturismo per tutte le esigenze

La nuova linea di borse da cicloturismo Bikepack Nomad, realizzata dall’azienda italiana BRN Bike Parts, cerca di rispondere alle esigenze di chi sceglie il bikepacking.

Si tratta di borse progettate per incontrare ogni tipologia di viaggiatore e di bici: corsa, Mtb o gravel. La linea BRN Nomad è composta da una serie di borse che si adattano a tutte le porzioni di telaio libere, dal triangolo al telaio superiore, dal canotto sottosella al manubrio, con capacità e dimensioni differenti in base alle caratteristiche della bicicletta, le esigenze del ciclista e alla tipologia del viaggio da intraprendersi.

Borse Nomad BNR
Borse da cicloturismo: set up Bikepack Nomad

Dimensioni e capacità differenti quindi, per una linea di borse disponibile in 5 colorazioni differenti e in un tessuto, il Nylon 840d rivestito in TPU, che le rende morbide, ma al tempo stesso resistenti e completamente waterproof. Idrorepellenza ulteriormente garantita dalla termosaldature delle cuciture e delle zip, che mette letteralmente all’asciutto tutti gli oggetti contenuti all’interno, qualunque siano le condizioni metereologiche esterne.

Informazioni

Le informazioni sulla linea di Bikepack Nomad si trovano sul sito oppure sul catalogo generale BRN Bike Parts (www.brn.it). Per vederle e farsi consigliare, ci si può affidare a uno degli oltre 2.500 punti vendita dell’azienda distribuiti su tutto il territorio nazionale.

(in collaborazione con BRN Bike Parts)

Biellese in bici

Il Biellese, terra di cicloturismo e non solo

Il Biellese è una terra di cicloturismo. Ha qualcosa di unico: il panorama alpino, lo sbocco sulla pianura padana e una strada di montagna che percorre l’intero anfiteatro montuoso sull’orlo del 1200 metri.

Biellese in bici

Queste caratteristiche rendono il territorio estremamente vario, con panorami in continuo cambiamento e una sempre presente profondità di paesaggio. La posizione centrale tra Torino e Milano rende ben accessibili i luoghi, favorendo l’uso del treno per arrivarci comodamente con le proprie biciclette. I servizi di accoglienza per i ciclisti si stanno strutturando sempre di più grazie ai numerosi appassionati che visitano il territorio, in particolare bikepacker e amanti dell’ebike; questi ultimi potranno godere di una capillare diffusione di stazioni di ricarica su tutto il territorio.

Ma il biellese non è solo cicloturismo: è anche storia e tradizione laniera, nata sulle acque più leggere d’Europa, perfette per la lavorazione e la tintura della lana, ma abbastanza potente per mettere in moto gli ormai antichi opifici di cui le valli sono colme. Luoghi unici ed originali, che oggi ospitano ecomusei e residenze per artisti contemporanei.

Il Biellese è anche borghi di pianura e di montagna, ricetti e miniere d’oro a cielo aperto ai piedi della più antica e maestosa morena glaciale d’Europa.

Ripercorrere le emozioni del Giro d’Italia

Quest’anno, precisamente il 5 maggio, il Giro d’Italia è passato nel Biellese durante la sua seconda tappa. In particolare gli organizzatori del Giro, hanno scelto di reinserire nel percorso l’arrivo in montagna ad Oropa, proprio laddove è nato il mito. Chiaramente ci si riferisce all’amatissimo Marco Pantani, che si consegnò all’olimpo dei campioni proprio percorrendo la salita di Oropa nel 1999, nell’anno in cui vinse Giro d’Italia e Tour de France, risultato mai più ottenuto da alcun ciclista da allora.

Vigneti del Biellese

Il Biellese intende orgogliosamente ricordare questo grande campione e far rivivere agli appassionati di cicloturismo parte di quell’emozione proponendo di percorrere un itinerario ad hoc che si può spalmare su tre giorni. Un “riscaldamento” percorrendo le zone di pianura tra baragge, risaie e vigneti dell’Alto Piemonte. Un “allenamento” sfidando due dei tre gran premi della montagna inseriti nella tappa del Giro. Infine la scalata di Oropa spingendo sui pedali.

Oropa tra Giro e percorsi permanenti

Oropa non fa parlare di sé solo durante il Giro d’Italia, ma negli ultimi 4 anni è entrata nel cuore di migliaia di camminatori grazie al cammino di Oropa; progetto lanciato e seguito da Movimento Lento, che ha avuto un enorme successo di partecipazione (5000 camminatori nel 2023).

Oropa Biella

Dal Cammino alle ciclabili il passo è stato d’obbligo e nel 2024 le Ciclabili di Oropa si posizionano come percorso di punta del territorio per i viaggiatori in bicicletta, siano bikepacker o ebiker.

I percorsi permettono un cicloviaggio da 2 a 4 giorni con oltre 200 km di strade, sterrati e sentieri di bassa difficoltà tecnica ma con dislivelli di tutto rispetto. I percorsi possono essere seguiti in autonomia o con guida, con o senza la propria bici, grazie ai numerosi noleggiatori presenti sul territorio.

Il concetto di base delle Ciclabili di Oropa, ricalca quello dell’omonimo cammino, pensato per chi si approccia alla pratica del cicloviaggio, magari per le prime esperienze, con un percorso fattibile e ben supportato dai servizi tecnici e di accoglienza, ma permette di non rinunciare alla bellezza della scoperta e a un briciolo di avventura.

Le Ciclabili di Oropa permettono di godere di tutta la varietà che il Biellese offre nei suoi paesaggi, dai borghi medievali, alle montagne dell’Oasi Zegna, alle baragge del riso, fino al Lago di Viverone, al confine con Ivrea e il Torinese.

Una Rotta verso il Monte Rosa

Quando si esce al casello autostradale di Carisio (punto d’accesso al Biellese sulla A4 Torino-Milano), il primo protagonista della scena è evidentemente lui: il Monte Rosa in tutto il suo enorme splendore. Seppure da quel punto a valle, ci troviamo circondati dalle risaie dell’ultimo spicchio di Pianura Padana, il Rosa è già lì presente a chiamarci e ad attrarci.

Biellese in bici

Da anni, grazie al coinvolgimento di ben 4 Province e due Regioni, si sta lavorando a un biketour che a partire dal Biellese, risalga le valli del Rosa fino a sormontarne parte del versante sud, per poi ridiscendere lungo la valle d’Aosta e rientrare nel Biellese. Il percorso di oltre 200 km si sviluppa per metà su strade bianche e per metà su asfaltate a bassissimo traffico automobilistico, in 4 varianti di tour con difficoltà e lunghezze differenti, percorribili da 2 a 4 giorni.

Informazioni e approfondimenti direttamente sul sito di Fondazione Biellezza.

La Via del Vino Gran Canaria in bicicletta

La Via del Vino di Gran Canaria in bicicletta

Se siete appassionati di ciclismo, degustazione di vini e gastronomia, la Spagna offre diversi itinerari ciclistici del vino attraverso alcune delle regioni vinicole più notevoli del Paese, una formula che vi permetterà di pedalare attraverso i placidi paesaggi dei vigneti prima di fermarvi nelle migliori cantine e degustare i vini della zona.

La Via del Vino Gran Canaria in bicicletta

La Spagna ha molte regioni famose per i loro vini – La Rioja, la Catalogna, l’Andalusia e La Mancha – e tutte sono perfette per combinare splendidi itinerari in bicicletta con una coinvolgente esperienza enologica. Nella stessa Penisola Iberica, al confine con il Portogallo, si trovano i vini della Ribera del Duero, il collegamento perfetto per raggiungere Oporto, la culla di un vino che ha un nome tutto suo.

“Facciamo vino e imbottigliamo paesaggi” – La Via del Vino a Gran Canaria

Pochi, invece, conoscono i vini delle Isole Canarie e in particolar modo quelli di Gran Canaria che, con più di quaranta varietà diverse di viti, le peculiarità dell’orografia e del clima, regala una straordinaria ricchezza vitivinicola, dai nomi suggestivi come Listán negro, Marmajuelo, Breval, Moscatel de Alejandría o Malvasía volcánica fanno già parte di un patrimonio enologico unico al mondo.

Vigneti collinari di Santa Brigida
Vigneti collinari di Santa Brigida

La Via dei Vini di Gran Canaria, con il suo slogan “Facciamo vino e imbottigliamo paesaggi” invita a scoprire i territori attraverso la produzione di questo dolce nettare. Qui i vini sono davvero unici grazie ai fattori ambientali che influenzano i vigneti: clima, suolo e altitudine. Ogni vino cattura l’essenza vulcanica dell’isola, sia che venga prodotto con uve provenienti da vigneti su ripidi pendii di pietra lavica benedetti dagli alisei, sia che venga prodotto con uve provenienti da vigneti sul versante sud-occidentale, su terreni duri e basaltici, tipici della parte geologicamente più antica dell’isola.

La diversità di luoghi e le diverse pratiche agricole, che combinano tradizione e innovazione, si traducono in una varietà di paesaggi viticoli da scoprire, anche in bicicletta. Le pratiche agricole sono prevalentemente manuali e le vendemmie si prolungano fino a quattro mesi, a causa dei microclimi dell’isola e della disparità di maturazione delle diverse varietà di uva.

Vigneti e viticoltori

Via del Vino di Gran Canaria

I vigneti, coltivati in modo unico con viti non innestate, senza portainnesto, permettono alle varietà di sfruttare al meglio i minerali del terreno, conferendo loro proprietà uniche. Questa pratica rende unica la viticoltura dell’arcipelago, in quanto le Isole Canarie sono una delle quattro regioni al mondo che non hanno subito le devastazioni della fillossera, il che ha permesso la sopravvivenza e la conservazione di varietà che si sono estinte altrove.

I viticoltori locali hanno perfezionato l’arte di sfruttare questi elementi naturali, creando vini che riflettono l’essenza unica del territorio. Ogni sorso trasporta in un viaggio sensoriale attraverso i diversi terroir e microclimi, che danno vita a vini variegati come l’isola stessa.

enogastronomia Gran Canaria

Inoltre, negli ultimi anni, è stato intrapreso un’entusiasmante opera di recupero di varietà autoctone che erano cadute in disuso. Grazie a questo sforzo, questi gioielli enologici sono riemersi con forza e si sono imposti sulla scena vinicola, brillando di luce propria e rendendoci orgogliosi della loro distinzione e del loro carattere autentico.

I vini di Gran Canaria hanno un’anima atlantica, che si traduce in una marcata sensazione salina in bocca. I vini bianchi si distinguono per i loro aromi di fiori e frutti bianchi, agrumi e frutti tropicali, con note di anice, che si traducono in vini freschi, leggeri e aromatici. Per quanto riguarda i rossi, predominano vini giovani e di grande personalità, con aromi di frutti rossi e neri, fiori blu come lavanda e viola, e spezie.

In bicicletta

Gran Canaria Bici Via del Vino

La Via del Vino di Gran Canaria invita il cicloturista a un viaggio attraverso i paesaggi e i modi di vita nel cuore dell’isola, in un’esperienza enoturistica unica che permetterà di assaporare i vini di Gran Canaria e di conoscere parte della sua storia in uno spettacolare scenario naturale, dove si trovano le cantine, i vigneti e le coltivazioni.

Che si tratti di un viaggio autonomo o di uno dei tour guidati a piedi e in bici, l’associazione della Via del Vino offre anche sistemazioni in hotel, in vari punti dell’isola. Inoltre, dato che le distanze non sono insormontabili si può dividere il percorso attraverso i comuni enoturistici della Via del Vino di Gran Canaria che al momento sono cinque: Agüimes, San Bartolomé de Tirajana, Tejeda, Santa Brígida e Santa María de Guía.

Per chi preferisce affidarsi alle guide specializzate, l’associazione offre sia guide che tour specifici e tematici e degustazioni in cantina. In qualsiasi caso, l’importante è, se si pedala, farne un uso moderato affinché alla fine del percorso, ciò che rimane sia un ottimo sapore in bocca e una vacanza in bicicletta fatta di giorni indimenticabili.

Gran Canaria in Bici Via del Vino

L’Associazione Via del Vino di Gran Canaria (RVGC)

L’Associazione Via del Vino di Gran Canaria (RVGC) è un’iniziativa territoriale e multisettoriale dedicata alla promozione e allo sviluppo dell’enoturismo e della cultura del vino a Gran Canaria, nonché alla promozione del suo paesaggio vitivinicolo all’interno dell’area della Denominazione di Origine dei Vini di Gran Canaria.

La sua missione è creare un’esperienza unica e arricchente per tutti coloro che la visitano, grazie anche alla collaborazione con diversi attori del turismo, come le aziende locali, le associazioni imprenditoriali e il settore privato, tra cui cantine, ristoranti, alloggi, negozi, enoteche, guide specializzate e intermediari turistici. Insieme, si coordinano azioni congiunte per promuovere il turismo attraverso la cultura del vino e il suo paesaggio, contribuendo allo sviluppo socio-economico della regione.

In quanto membro del Club de Rutas del Vino de España (ACEVIN), dal 2021 è una Via certificata, l’unica al di fuori del territorio peninsulare a ottenere questa distinzione.

di Silvia Donatiello
www.grancanaria.com

Terre di Pisa Bike Trail

Esplorare le Terre di Pisa con un nuovo Bike Trail

Esplorare le Terre di Pisa in modo innovativo e sostenibile è il fulcro del Terre di Pisa Bike Trail, un’iniziativa cicloturistica unica nel suo genere. Questo evento che si terrà il 9 ottobre 2024, è stato concepito con cura da esperti del settore. Non solo offre un percorso avvincente, ma aspira anche a diventare un itinerario permanente accessibile a tutti coloro che amano esplorare questa meravigliosa regione a proprio ritmo, in sella alla propria bicicletta.

Terre di Pisa Bike Trail

Il Terre di Pisa Bike Trail è il risultato della collaborazione tra la Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest e l’Ambito Terre di Pisa, inserito nel Piano Operativo finanziato dalla Regione Toscana. Questa partnership testimonia un impegno concreto verso la promozione del cicloturismo come strumento di sviluppo sostenibile e di valorizzazione del patrimonio locale.

Le tappe del Terre di Pisa Bike Trail

Il tracciato, con partenza dal Parco di San Rossore Migliarino Massaciuccoli e termine nella splendida cornice di Piazza dei Miracoli, si divide idealmente in 8 tappe.

Caratteristiche tecniche del Terre di Pisa Bike Trail

Lunghezza: 527 km, di cui circa il 43% off-road
Dislivello 9.900 mt
Quota massima 800 mt.
Bici: Gravel, Gravel MB o Gravel e-bike

Tappa 1: Pisa – Casciana Terme Lari

Partenza dal parco di San Rossore Migliarino Massaciuccoli in direzione Cascina nei cui pressi si incontra il Centro Gravitazionale Virgo, e si prosegue in direzione Fauglia e Crespina. Si percorre la Strada del Vino delle Colline pisane sino a giungere a Casciana Terme Lari, Comune insignito della bandiera arancione del Touring Club Italiano dove si può godere tutto l’anno delle proprietà benefiche dell’acqua termale, denominata Acqua Mathelda (da Matilde di Canossa, che secondo la leggenda la scoprì) che sgorga dalla sorgente ad una temperatura costante e naturale di 35,7 °C.

Montepisano Terre di Pisa Bike Trail
Montepisano

Lungo il percorso è possibile ammirare molte attrazioni e bellezze naturalistiche. Si pensi alle pievi in stile romanico-pisano come quella di Santa Maria Assunta a Cascina, dei Santi Ippolito e Cassiano a San Casciano a Settimo e la Badia di San Savino a Montione.

Se amate i castelli e le residenze storiche, non perdete il Castello dei Vicari di Lari, dalla planimetria circolare con doppio giro di alte mura, un tempo prigione delle donne accusate di stregoneria e dei prigionieri politici.

A Crespina invece si trova la Casa Museo Carlo Pepi, che raccoglie oltre 15.000 opere di arte contemporanea di proprietà dell’omonimo collezionista. Infine, merita una sosta la Badia di Morrona, antico monastero del periodo medievale oggi agriturismo e cantina.

Tappa 2: Casciana Terme Lari – Montecatini Val di Cecina

In questa tappa si attraversano i Colli Marittimi raggiungendo i campi di lavanda e l’oasi naturalistica del Lago di Santa Luce, si giunge sino a Lajatico e si prosegue per Montecatini Val di Cecina.

Sul percorso si può attraversare la Riserva Naturale Regionale Lago di Santa Luce, dove è possibile effettuare birdwatching oppure i campi di lavanda a Pieve di Santa Luce (nei mesi di giugno e luglio).

Affascinanti le Cascate del Ghiaccione, che si trovano poco prima di Chianni e il Borgo e Teatro del Silenzio a Lajatico, un anfiteatro naturale il cui silenzio viene rotto ogni anno dalla musica e dalla voce di Andrea Bocelli, che nel mese di luglio torna nel suo paese natale di Lajatico per un concerto con altri artisti di livello internazionale.

Teatro del Silenzio Terre di Pisa Bike Trail
Teatro del Silenzio

Sempre a Lajatico si trova la Rocca di Pietracassia, un esempio di architettura alto-medievale, tra le prime fortificazioni longobarde realizzate in Toscana (1028 d.C.). A Montecatini Val di Cecina invece c’è il
Museo delle Miniere, sito di archeologia industriale che consente di ammirare parte delle strutture di quella che nell’Ottocento era la miniera di rame più grande d’Europa.

Tappa 4: da Montecatini Val di Cecina a Pomarance

Da Montecatini Val di Cecina si scende verso Ponteginori passando dal Castello di Querceto, si entra nella Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli per arrivare a Pomarance. Anche questo borgo è bandiera arancione del Touring Club italiano.

La Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli è una delle zone “wilderness” più importanti della Toscana, nonché classificata Zona di Protezione Speciale a livello europeo ed è il luogo ideale in cui effettuare trekking, canyoning, biking e passeggiate a cavallo.

L’Anello di Pomarance

Questo anello ci porta nel punto più a sud del Trail e della provincia di Pisa. Si attraversa la Valle del Diavolo, fino a Larderello e Sasso Pisano per poi fare ritorno a Pomarance, dopo aver visitato il Parco delle Fumarole, ove sono visibili manifestazioni geotermiche come i soffioni, putizze e lagoni e le Terme Romane del Bagnone, importante impianto termale risalente al III secolo a.C. e unico esempio di terme etrusche pervenuto fino ad oggi.

Tappa 5: Pomarance – Volterra

Lasciata Pomarance si raggiungono dapprima i borghi di San Dalmazio e Montecastelli Pisano per giungere, in un susseguirsi di fantastici panorami, in prossimità della Rocca Sillana, che sovrasta il torrente Pavone.

Volterra
Volterra, crediti Skitterphoto

Risalendo verso nord si attraversano le acque del fiume Cecina per inoltrarsi poi nella Riserva Naturale di Berignone-Tatti. Dopo una lunga e panoramica salita si raggiunge poi la città di etrusca di Volterra, dove è possibile ammirare il fenomeno delle Balze Volterrane, fenomeno naturale risultato di una lunga erosione geologica che dona al paesaggio un aspetto lunare e visitare il famoso Teatro Romano, l’Acropoli, Museo Etrusco Guarnacci e molto altro ancora.

Tappa 6: Volterra – Peccioli

In questa tappa ci si lascia alle spalle Volterra per raggiungere Prato d’Era e rientrare sugli sterrati di Palagione, Sensano e Ulignano. La meta della giornata è Peccioli, che si raggiunge dopo aver attraversato i paesini di Villamagna e Ghizzano e passando per l’Anfiteatro Fonte Mazzolla dal quale si può scorgere il Palazzo Senza Tempo e la Terrazza panoramica.

Terrazza di Peccioli
Terrazza di Peccioli

Da segnalare il Borgo di Ghizzano, che deve la sua notorietà alle case colorate e alle installazioni di arte contemporanea che ne arricchiscono strade e vicoli.

Tappa 7: Peccioli – San Miniato

In questa tappa, passando per Toiano e Palaia ci si dirige verso il Val d’Arno inferiore dominato da San Miniato e dalla sua Rocca, capitale del tartufo bianco e tappa tra le più suggestive della Via Francigena. Qui è possibile ammirare la Rocca di Federico II, il Duomo, l’Accademia degli Euteleti, la Piazza del Seminario e vivere l’esperienza della caccia al tartufo.

Peccioli
Peccioli

Lungo il percorso è poi possibile visitare il Tempio di Minerva Medica, edificio storico in stile neoclassico (1823) nei pressi del paese di Montefoscoli, cui sono legate storie di massoneria ed esoterismo e i borghi fantasma di Villa Saletta e Toiano.

Tappa 8: San Miniato – Pisa

Si lascia San Miniato in direzione di Montopoli in Val d’Arno per raggiungere prima Pontedera, città della Piaggio e della Vespa, e poi le pendici del Monte Serra in corrispondenza del borgo medioevale di Vicopisano, lungo la Strada dell’olio dei Monti pisani.

In prossimità della Rocca del Brunelleschi inizia la discesa verso la sottostante Certosa Monumentale di Calci, si percorre poi la strada provinciale Lungomonte per raggiungere l’Acquedotto Mediceo da dove una ciclabile conduce velocemente alle porte di Pisa ed alla Piazza dei Miracoli, ultima tappa del Trail.

Per saperne di più: Terre di Pisa Bike Trail

Vasto, panorama sul Golfo d’Oro, credits Massimiliano Crea

Giro d’Abruzzo in bicicletta alla scoperta di luoghi incantevoli

In attesa che la carovana rosa del Giro d’Italia torni ad attraversare nuovamente parte di questi itinerari nel prossimo mese di maggio, ripercorriamo le strade interessate nei giorni scorsi dal Giro d’Abruzzo pedalando alla scoperta di una regione unica che si lascia apprezzare ancor di più se osservata al ritmo lento della bicicletta.

Quattro le tappe di media difficoltà per un totale di 659 km, che il cicloturista potrà decidere di affrontare concedendosi tutto il tempo necessario per immergersi tra meraviglie naturalistiche, borghi storici, castelli monumentali e chiese affrescate, dalle spiagge dell’Adriatico fino alle cime più alte degli Appennini.

1° tappa: Vasto-Pescara (161 km)

Giro d'Abruzzo in bici - Vasto, panorama sul Golfo d’Oro, credits Massimiliano Crea
Vasto, panorama sul Golfo d’Oro, credits Massimiliano Crea

Posta a dominio del Golfo d’Oro, Vasto vanta numerose eccellenze architettoniche, a cominciare dall’imponente palazzo d’Avalos con annesso giardino napoletano e vista incantevole sulla Costa dei Trabocchi, fino all’area archeologica dell’antica Histonium romana.

Proseguendo verso nord lungo la statale 16, Torino di Sangro si caratterizza per la riserva naturale della Lecceta, uno degli ultimi boschi litoranei ancora visibili in Italia tra il Gargano e il Conero. Salendo verso Fossacesia, l’abbazia benedettina di San Giovanni in Venere splende tra gli uliveti. Si arriva quindi a Lanciano – città del doppio miracolo eucaristico – per poi imboccare la statale 84 Frentana verso Castel Frentano, patria del gustosissimo bocconotto, e lambire l’areale della riserva del lago di Serranella compreso tra Sant’Eusanio del Sangro, Casoli e Altino, fino a raggiungere Casoli, dominato dal suo castello Ducale.

Da qui si procede sulla statale 81, tra le più panoramiche d’Abruzzo, con destinazione Guardiagrele, la meravigliosa città di pietra narrata da d’Annunzio, e scendere verso Chieti dove le sale del Museo Archeologico Villa Frigerj custodiscono la statua del Guerriero di Capestrano.

Oltrepassata la vallata del fiume Pescara si entra nella provincia pescarese toccando Pianella, con la sua splendida chiesa di Santa Maria Maggiore, fino a terminare l’itinerario nel capoluogo adriatico per concedersi una vista spettacolare al tramonto sul ciclopedonale Ponte del Mare.

Giro d'Abruzzo in bici - Pescara, Ponte del Mare, credits Ivan Masciovecchio
Pescara, Ponte del Mare, credits Ivan Masciovecchio

2° tappa: Alanno-Magliano de’ Marsi (161 km)

Dopo aver lambito l’abitato di Scafa da dove è possibile raggiungere in bicicletta il parco attrezzato delle Sorgenti sulfuree del Lavino grazie alla pista ciclopedonale di recente inaugurazione, proseguendo lungo la Val Pescara si incontra la meravigliosa abbazia cistercense di San Clemente a Casauria per poi arrivare a Popoli Terme, la città delle acque sede della riserva regionale Sorgenti del Pescara.

Entrando in areale peligno, da Raiano si giunge a Goriano Sicoli attraverso il territorio della riserva regionale Gole di San Venanzio. Salendo ai 1100 metri del valico di Forca Caruso il comprensorio marsicano del Fucino si apre ai nostri occhi. Procedendo in senso orario si toccano i centri di Pescina, borgo natale dello scrittore Ignazio Silone e del Cardinale Giulio Mazzarino, ricordati da due case museo; Ortucchio e la sua darsena fortificata sulle sponde dell’ex bacino lacustre; fino a Trasacco e la sua originale torre Febonio, quadrata alla base e circolare alla sommità.

Anfiteatro romano di Alba Fucens, credits Regione Abruzzo
Anfiteatro romano di Alba Fucens, credits Regione Abruzzo

Tagliando di netto la fertile piana dove vengono coltivate patate e carote IGP apprezzate in tutto il mondo, Celano si caratterizza per la presenza del suo possente castello Piccolomini. Ancora pochi chilometri per completare la tappa non prima di aver ammirato l’area archeologica di Alba Fucens con la chiesa di San Pietro in Albe e la sua splendida iconostasi mosaicata e policroma.

3° tappa: Pratola Peligna-Prati di Tivo (163 km)

Dalla Valle Peligna alla Subequana l’Abruzzo è una meraviglia che si rinnova continuamente. Superato Raiano comincia la salita verso l’Altopiano delle Rocche e l’ambiente protetto del Parco regionale Sirente Velino, attraversando i borghi di Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno e Secinaro, fino al Valico della Forcella che conduce a Rocca di Mezzo, colorato in primavera dei carri allestiti per la Festa del Narciso.

Prati del Sirente, credits archivio Parco regionale Sirente Velino
Prati del Sirente, credits archivio Parco regionale Sirente Velino

Oltrepassati gli impianti sciistici di Campo Felice comincia la lunga discesa verso Lucoli lambendo la frazione aquilana di Preturo per arrivare a Pizzoli.

Si pedala lungo l’alta Valle dell’Aterno attraversando Montereale e poi virando sulla destra per giungere a Capitignano, luogo di coltivazione della pastinaca, tubero locale tutelato dal marchio dei Presìdi Slow Food. Si entra quindi nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Superato il lago di Campotosto la provincia di Teramo ci accoglie con i boschi di castagni nei dintorni di Senarica di Crognaleto.

Giro d'Abruzzo in bici - Prati di Tivo, credits Matteo Cetrullo
Arrivo del Giro d’Abruzzo ai Prati di Tivo, credits Regione Abruzzo

Giunti a Fano Adriano comincia l’irta salita verso Pietracamela e i Prati di Tivo distesi ai piedi del Corno Piccolo del Gran Sasso d’Italia, meta finale anche del tappone appenninico del prossimo Giro d’Italia.

4° tappa: Montorio al Vomano-L’Aquila (173 km)

Procedendo lungo la Val Vomano dopo pochi chilometri si raggiunge Penna Sant’Andrea, nel cui territorio insiste la Riserva regionale Castel Cerreto.

Pedalando sulla statale 81 tra i vigneti di uva Montonico riconosciuta Presidio Slow Food, dopo aver oltrepassato Cermignano e Cellino Attanasio si entra in provincia di Pescara accolti dalla cittadina di Penne, con il suo lago artificiale sede di riserva regionale da dove partono cammini e percorsi cicloturistici immersi nella natura.

Procedendo verso le alture appenniniche, superata Carpineto della Nora e la sua splendida abbazia benedettina di San Bartolomeo, attraverso il valico di Forca di Penne si entra nell’Abruzzo aquilano.

Giro d'Abruzzo in bici - Campo Imperatore, credits Massimiliano Crea
Campo Imperatore, credits Massimiliano Crea

La strada che conduce fino a Castel del Monte ripercorre gli antichi tracciati tratturali utilizzati durante la Transumanza. Lungo i tornanti disegnati tra le infinite aperture di Campo Imperatore, pedalando finalmente in discesa si arriva a Calascio, dove imperdibile risulta la visita allo scenografico castello aggrappato alla roccia nella frazione di Rocca Calascio.

Superato anche Castelvecchio Calvisio, il borgo di San Pio delle Camere si mostra anch’esso caratterizzato da un antico maniero dall’originale pianta triangolare. Siamo nelle terre dell’Altopiano di Navelli, luogo del pregiatissimo Zafferano dell’Aquila DOP.

L’Aquila, Castello Cinquecentesco, credits Massimiliano Crea
L’Aquila, Castello Cinquecentesco, credits Massimiliano Crea

Prossima Capitale italiana della Cultura 2026, il capoluogo regionale è ormai alle porte con il suo carico di storia e capolavori artistici di rara bellezza, dal Castello Cinquecentesco alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio la cui Porta Santa da 730 anni accoglie il rito della Perdonanza Celestiniana, riconosciuto dall’Unesco nel 2019 patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Per creare il proprio Giro d’Abruzzo in bici: www.abruzzoturismo.it

anello del rinascimento firenze

L’Anello del Rinascimento, un percorso straordinario intorno a Firenze

Un primo aspetto da considerare riguardo all’Anello del Rinascimento è la possibilità di percorrerlo sia a piedi che in bicicletta; un altro punto da tenere presente, data la sua lunghezza di circa 250 km, è la possibilità di suddividerlo in tappe.

anello del rinascimento firenze in bicicletta

L’Anello del Rinascimento è un itinerario per il trekking e per il cicloturismo che attraversa il territorio di 17 comuni nei dintorni di Firenze. Lungo il percorso si possono ammirare diversi paesaggi, dalle colline alle zone umide della pianura, dagli argini dei fiumi alle zone montane. L’Anello si sviluppa attraverso sentieri, strade sterrate e strade asfaltate a basso traffico.

Il cuore e punto di partenza dell’Anello del Rinascimento è la città di Firenze, con il suo straordinario patrimonio artistico e culturale. Tuttavia, lungo questo percorso, il cicloturista scoprirà numerosi e sorprendenti luoghi di interesse artistico, dalle chiese isolate ai castelli, dai laghi ai musei, dalle residenze signorili ai resti ormai in rovina di antiche strutture etrusche o romane.

Ciò che domina veramente in questo itinerario è il paesaggio, con viste che tolgono il respiro, campagne ben curate, boschi, in un susseguirsi di scenari affascinanti!

L’itinerario principale è a forma di anello, con delle “staffe” che si diramano, permettendo di esplorare ulteriormente il territorio.

Le tappe variano da 5 a 25 chilometri, con dislivelli significativi solo in due segmenti, rendendolo quindi adatto a ciclisti di ogni livello. Il percorso è parzialmente indicato con segnaletica (cartelli) e indicatori in vernice bianco/rossa, oltre alla sigla AR.

I comuni che si attraversano sono: Firenze, Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Figline Incisa in Valdarno, Impruneta, Lastra a Signa, Londa, Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa, Vaglia.

Per maggiori info visita il sito feelflorence.it oppure visittuscany.com

Pinerolese crediti Paolo Ciaberta

Scoprire il Pinerolese: cose da sapere e sapori per chi viaggia in bici

di Paolo Ciaberta

Quando mi hanno proposto di raccontare il territorio del Pinerolese non potevo che esserne felice. È una zona del Piemonte che conosco bene perché, essendo vicina a Torino dove vivo, è sempre risultata una perfetta via di fuga dalla città per sane gite in bicicletta di uno o più giorni.

Pinerolese crediti Paolo Ciaberta
crediti Paolo Ciaberta

Il territorio, nel cuore delle Alpi Cozie, sorprende per rilevanza storica e impatto naturalistico e, secondo me, un territorio mai abbastanza riconosciuto per tutto ciò che sa regalare ai visitatori. Ad evidenziarne l’importanza, si possono contare ben tre parchi naturali tutti di grande impatto, il Parco Val Troncea, il Parco Orsiera Rocciavrè e una parte del Gran Bosco di Salbertrand.

UpSlowTour e gli anelli da percorre in bici

Per promuovere un turismo slow e consapevole, attento all’ambiente, l’Unione Montana del Pinerolese ha sviluppato il progetto UpSlowTour. Si tratta di 15 anelli che rappresentano le svariate proposte di percorsi per ogni tipologia di bici, dall’ebike alla gravel, passando per itinerari certificati accessibili per le handbike, a cura dell’associazione B-free. Sul portale è possibile trovare anche altri percorsi nella zona e tutte le aziende che noleggiano bici, le strutture ricettive e ciò che serve per organizzare le escursioni in bici senza pensieri.

UpSlowTour crediti Paolo Ciaberta
UpSlowTour crediti Paolo Ciaberta

Uno degli anelli UpSlowTour è quello dedicato al territorio dei Valdesi – che qui trovarono rifugio dalla persecuzione cattolica – ovvero l’Anello della Val Angrogna che, in 35 km ripercorre molti dei luoghi della tradizione valdese. Ad esempio, nella borgata Ciabàs sorge uno dei templi più antichi della valle risalente al 1555. Mentre ad un centinaio di metri dalla frazione Oddino si trova una caverna dove si pensa che i valdesi del posto svolgessero i loro culti per evitare la persecuzione cattolica. La cavità, collocata in una zona boscosa è accessibile dall’esterno tramite una angusta spaccatura tra masse rocciose affioranti nel folto della vegetazione.

Pinerolo

Pinerolo è un luogo dove storia e natura si incontrano allo sbocco di belle valli alpine come la Val Pellice e la Val Chisone. Si trova a circa 40 km dal centro di Torino ed è facilmente raggiungibile. Anche in bici! Infatti si può partire da Porta Susa e arrivare a Pinerolo lungo un percorso prevalentemente pianeggiante.

Pinerolo è collegata al capoluogo Torino dall’autostrada A55, dalla Provinciale SP23 del colle del Sestriere e dalla SP 589 dei Laghi di Avigliana, quest’ultima permette anche un interessante percorso panoramico della zona. Per chi preferisce non entrare in centro con l’auto è possibile lasciarla nel parcheggio della stazione Olimpica e prendere la navetta. Inoltre è servita dalla linea ferroviaria Torino-Pinerolo, con due fermate all’attivo, Pinerolo e Pinerolo Olimpica. Oppure si possono scegliere i bus della rete ferroviaria italiana, che partono dalla stazione Lingotto a Torino o la linea ‘Arriva‘ dalle principali stazioni del capoluogo.

crediti Paolo Ciaberta
crediti Paolo Ciaberta

Le dimensioni del centro storico di Pinerolo permettono di visitarla a piedi o in bicicletta. Ci si prenda il tempo di soffermarsi sui punti più interessanti come quello che fu l’arsenale della città fortificata, ossia l’attuale Palazzo del Comune, la piazza del Duomo con la sua imponente facciata e i begli affreschi interni. Sono numerosi poi gli edifici medievali e la quattrocentesca Casa del Senato, ancora oggi casa privata che spesso viene anche aperta al pubblico. Chi vuole approfondire aspetti culturali e storici può approfittare dei numerosi musei come il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria ed i vari Musei Civici.

La grande piazza Vittorio Veneto ospita ogni mercoledì e sabato un importante mercato dove, girovagando tra i banchi, si possono trovare tutti i prodotti locali e del territorio – ortaggi, frutta, gastronomia.

I prodotti enogastronomici del Pinerolese

Sono molte le specialità gastronomiche offerte dal territorio, tutte preparate utilizzando i prodotti tipici dell’arco alpino. Piatti semplici della tradizione, gustosi e genuini, frutto di ciò che la natura offre nelle valli. La vicina Francia inoltre, ha favorito contaminazioni con la cucina transalpina, dando origine a piatti raffinati, che da sempre caratterizzano la cucina piemontese. Che si scelga un agriturismo o un ristorante, un rifugio o una trattoria la qualità del cibo è sempre messa al primo posto proprio perché si sa che ormai la scoperta di un territorio passa anche per la gola. Ma vediamo i prodotti.

I formaggi d’alpeggio

La Val Pellice ha ben 10 alpeggi autorizzati a fare formaggio. Per una gita gustosa e gratificante, in sella a una MTB è possibile raggiungerne alcuni.

Formaggi Pinerolesi crediti Paolo Ciaberta
crediti Paolo Ciaberta

Tra i prodotti principali della zona segnaliamo il formaggio delle Terre del Dahu, prodotto da latte crudo in forme dalla caratteristica forma inclinata, su cui un Dahu, un animale ritenuto leggendario, ma che esiste – una sorta di stambecco – starebbe in perfetto equilibrio. Questa forma fornisce al formaggio non solo un aspetto estetico unico, ma fa sì che la stagionatura agisca in modo differenziato e permetta di assaporare diverse sfumature di gusto a seconda della dimensione della porzione che si sta degustando.

Il Tomino del Talucco è invece un formaggio a latte vaccino e caprino o in purezza di latte di capra. Il suo sapore è molto caratteristico, armonico e delicato è legato alle varietà stagionali della flora e risulta più intenso e fragrante con la stagionatura.

Il Seirass del Fen, sotto il presidio Slow Food, è una ricotta d’alpeggio stagionata prodotta tra i 600 e 2200 metri. La tradizione di avvolgere la ricotta nel fieno nasceva dall’esigenza di proteggere le forme tondeggianti del Seirass nel loro trasporto dagli alpeggi a valle, tuttora è rimasta una caratteristica distintiva del prodotto che le conferisce un leggerissimo aroma di erba.

Presidi Slow Food, piatti tipici e dolci

La Mustardela delle valli Valdesi è un salume povero (un sanguinaccio) a forma di salsicciotto di colore quasi violaceo, il suo sapore è speziato e la sua consistenza pastosa e morbida. Si mangia lessa, accompagnata dalle patate o dalla polenta.

La Calhëtta è un piatto antico della cucina della Val Germanasca e Chisone e come tutti i prodotti popolari varia nella sua ricetta da famiglia a famiglia. È da sempre preparato con ingredienti poveri: patate, cipolle e lardo, oltre che con burro e salvia. Le calhëtte possono essere condite con sugo di selvaggina, funghi o erbe. Il nome deriva dalla forma che si dà agli gnocchi, che ricorda il fuso che veniva utilizzato per filare la lana.

Il dolce tipico di Pinerolo è la Torta Zurigo, la cui base è una cialda di frolla al cacao, la farcitura è un tripudio di crema chantilly con all’interno torrone e cioccolato. Il tutto viene ricoperto da scagliette di cioccolato amaro e rifinita con le ciliegine conservate sotto alcool e ricoperte di glassa. La decorazione finale è un invitante disco di cioccolato bianco con impresso l’esclusivo logo che certifica l’originalità del prodotto.

Il panettone basso del pasticcere Pietro Ferrua e sua moglie Regina ha oltre cent’anni. La coppia nel 1922 infatti infornò per la prima volta questo dolce piemontese ricoprendolo con una delicata glassa alle nocciole. Questo accadeva nella bottega in via del Duomo. Poco dopo nacque lo storico marchio Galup che diffuse questo dolce prima in tutto il Piemonte, e poi in tutta Italia. Ancora oggi, a Pinerolo nel periodo natalizio, si sente il profumo del panettone che riempie l’aria della città.

I vini

Non mancano i vini territoriali. Già nel 1200 venivano prodotti il Nebbiolo e il pregiato Doux d’Henry, chiamato così in onore del Re di Francia Enrico IV che lo apprezzò molto durante una sua visita nella zona.

Vini Pinerolesi crediti Paolo Ciaberta
crediti Paolo Ciaberta

Sotto la denominazione rosso pinerolese si trovano inoltre i vini Barbera, Bonarda, Freisa, e Ramìe. Quest’ultimo può essere prodotto esclusivamente con uve provenienti da vigneti situati nel territorio comunale di Pomaretto e di Perosa Argentina.

I percorsi in bici e le attrazioni da vedere

Come anticipato, nell’area del Pinerolese c’è una vasta rete di percorsi ciclabili che va incontro alle più disparate esigenze dei ciclisti. Si può scegliere tra pianura, collina e montagna con centinaia di chilometri di tracciati.

La pianura è adatta a tutti, la collina a chi si vuole confrontare con salite non troppo impegnative. In montagna invece ci sono percorsi per i più esperti. Per ognuna di queste possibilità è possibile affidarsi a guide cicloturistiche riconosciute dalla Regione Piemonte che sapranno rendere la giornata piacevole e spensierata, oltre a fornire anche preziose informazioni sul territorio che si attraversa. È possibile richiedere dei tour personalizzati su tutto il Pinerolese scrivendo alla mail [email protected]

Pinerolese crediti Paolo Ciaberta
crediti Paolo Ciaberta

Con una gita di 3 km si raggiunge il Castello di Miradolo dove si può godere di una meravigliosa vista sul Monviso. La Fondazione Cosso, che gestisce il castello, organizza mostre, concerti, visite guidate tematiche, laboratori, approfondimenti e attività per ogni fascia d’età, tutto l’anno, nelle quattro stagioni.

Piscina Arte Aperta è un museo diffuso di arte contemporanea che si snoda tra le piazze e vie del paese di Piscina, a 9 km da Pinerolo. Il progetto nasce per iniziativa del pittore locale Antonio Panino che aveva l’intento di rappresentare in modo esaustivo le anime della scena artistica piemontese di fine millennio.

Pedalando 10 km si raggiunge il bioparco Zoom, uno zoo progettato seguendo la filosofia che da alcuni anni regola la realizzazione di nuovi parchi faunistici. Zoom offre un’esperienza immersiva a diretto contatto con gli animali, che non vivono in gabbie ma in contesti ispirati ai loro habitat naturali.

Pinerolo e il Giro d’Italia

La città di Pinerolo è legata indissolubilmente alla storia del ciclismo sportivo, poiché è stata più volte sede di partenza e di arrivo delle tappe del Giro d’Italia. La prima volta risale addirittura alla prima edizione nel 1909, quando i corridori l’attraversarono durante la tappa Genova-Torino.

Pinerolo è entrata nella storia del ciclismo con una tappa del Giro che ha segnato un’epoca. Una tappa su cui si sono scritti romanzi ed innumerevoli articoli con un protagonista solo, Fausto Coppi. Si tratta della Cuneo-Pinerolo del 1949 quando il campionissimo percorse in fuga solitaria 192 km, valicando 5 colli con discese mozzafiato e impervi sterrati. Un’impresa epica che lasciò il mondo del ciclismo stupefatto e che regalò un nuovo entusiasmo all’Italia dopo le macerie della seconda guerra mondiale.

Il Tour de France 2024

Ma il grande ciclismo da queste parti non appartiene solo all’epica di questo sport. Infatti, il 2 Luglio 2024 da qui parte la quarta tappa della corsa più importante al mondo, il Tour de France. Per la prima volta nella sua lunga e prestigiosa storia, la Grand Boucle infatti parte dall’Italia, da Firenze. Pinerolo invece rappresenta l’ultima fatica prima che la corsa entri in Francia nella tappa Pinerolo-Valloire. Dopo una lunga salita verso Sestriere, dove lo stesso Campionissimo trionfò nel 1952, la carovana sconfina in Francia transitando per il Monginevro, scala il passo del Lautaret e infine affronta i 2.642 metri del Galibier, la prima occasione per i favoriti di mettersi alla prova in alta montagna. La frazione si chiude a Valloire dopo 138 km.

Chi desidera assistere all’evento può rivolgersi all’Ufficio del Turismo di Pinerolo, Via del Duomo 1, 10064 Pinerolo (TO) +39 0121795589
mail – [email protected]
FB – @ufficioturisticopinerolo

Festival Alpibike

L’1 e il 2 giugno 2024 si terrà a Luserna S. Giovanni la seconda edizione del Festival Alpibike, il primo evento in Piemonte dedicato al cicloturismo d’alta quota, dedicato a chi ama l’Outdoor e le due ruote in montagna. Un’area espositiva, presentazioni di ospiti e progetti per la valorizzazione del territorio alpino piemontese, escursioni organizzate per Gravel, MTB ed ebike, workshop. E per rifocillarsi a fine giornata, non manca una ricca offerta di specialità locali da gustare in perfetto stile cicloturistico: brindando in compagnia con un’ottima birra fresca.

B Free cicloturismo inclusivo

Il Pinerolese è, come detto, un territorio di bici per tutti. Ecco come: l’associazione B Free, in collaborazione con il Comune di Pinerolo, promuove tour in bicicletta studiati per garantire percorribilità e accessibilità a tutte le persone con disabilità motorie. In questo modo si aumenta la fruibilità del territorio a tutte le persone che utilizzano mezzi di mobilità alternativi come l’handbike, l’uniciclo, il ruotino elettronico e le carrozzine.


Vacanze e viaggi in bici in Turchia

La Turchia si sviluppa su un territorio enorme, che in superficie supera di due volte e mezzo quello dell’Italia. La sua posizione come terra di mezzo l’ha reso un punto di passaggio necessario per popoli e commerci nel corso dei millenni e il minimo che ci si possa attendere è trovare percorsi anche molto lunghi e carichi di storia, natura, cultura ed emozioni da affrontare in bicicletta.

Tra i mille disponibili, abbiamo qui selezionato per voi 5 diversi itinerari che coprono un’ampia parte del Paese e paesaggi diversi e che rappresentano un primo assaggio della penisola anatolica, da affrontare in brevi escursioni o viaggi veri e propri.

Nella selezione è stata privilegiata più l’attrattività del percorso e la relativa lunghezza, più che la presenza o meno di piste ciclabili, quindi preparatevi a pedalare su strade secondarie a bassa intensità di traffico. Il fondo è generalmente asfaltato, ma laddove possibile sono stati inseriti dei tratti sterrati per gli appassionati sul genere, quindi, per non sbagliare, consigliamo di utilizzare delle biciclette gravel o da trekking con battistrada robusti. All’occorrenza si possono affrontare anche su bici da corsa, ma i copertoncini e tubolari slick rischiano di non essere sempre la scelta più felice.

turchia in bicicletta

EuroVelo 8 – Unesco Route, Da Pergamo a Efeso

Distanza: 500 km | clicca qui per la traccia

Come si può iniziare un viaggio nel 282 a.C. e terminarlo nel 6000 a.C. passando per la modernità? Basta percorrere i 500 km dell’EuroVelo 8, Mediterranean Route che parte dall’antica città di Pergamo, passa per Smirne e arriva finalmente a Efeso dopo aver attraversato innumerevoli piccoli centri archeologici, paesini di campagna e località balneari.

Il percorso è quanto mai variegato perché dalla moderna città di Pergamo (in Turco, Bergama) si scorre in discesa verso una rigogliosa campagna che velocemente si trasforma in spiagge invitanti e da un mare che non ci si stanca di guardare: l’Egeo.

Attraversare le zone umide che portano nella baia di Izmir, alla foce del fiume Gediz, significa incontrare pellicani, fenicotteri, aironi, cicogne e falchi pescatori in un dedalo di sentieri sterrati ma ben battuti.
La città di Smirne si presenta con una pista ciclabile che corre lungo tutta la costa da Karşıyaka fino alla bosco urbano di Inciralti passando per il centro storico in cui è raccomandabile fermarsi a fare una foto ricordo sotto la torre dell’orologio simbolo della città.
Si passa quindi per i villaggi di pescatori della penisola di Çeşme, per arrivare a Efeso, uno dei centri nevralgici dell’Impero Romano, porta d’ingresso tra Oriente e Occidente, inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

La via della Tracia, da Edirne a Istanbul

Distanza 350 km | clicca qui per la traccia GPX

La Tracia è quel lembo di terra della Turchia che fa ancora parte geograficamente dell’Europa e il punto di partenza dell’itinerario è Edirne, la seconda capitale dell’Impero Ottomano. La città è un laboratorio di storia, ed è impossibile uscirne senza aver apprezzato la Moschea di Selimiye, che l’architetto Sinan costruì all’età di 90 anni definendola “il mio capolavoro”.
Subito dopo aver visitato Edirne la strada si snoda attraverso la natura rigogliosa della Tracia, fatta di boschi rigogliosi in estate, foreste verdi in primavera e foglie cadenti in autunno, che porta fino a Kırklareli. Si attraversano il Parco Nazionale delle foreste di Igneada e distese di vigneti, che saranno sicuramente uno degli scatti imperdibili nel vostro archivio di viaggio.
L’ultima tappa dell’itinerario è Istanbul, la vivace metropoli turca, una città ricca di fascino, dove il passato va di pari passo con il presente.

Turchia: Cappadocia in bici foto di Steffi Marth
Cappadocia, nella foto la Pro Steffi Marth

La Via dell’Anatolia, da Istanbul a Kayseri

Distanza 900km | clicca qui per la traccia GPX

Istanbul è una città che non ha bisogno di presentazioni poiché divisa dal mare e sospesa tra due continenti, l’Europa all’Asia. Questo itinerario vi porta dal cuore di Istanbul al cuore dell’Anatolia. Per uscire dalla città è consigliato usare il traghetto dove si può caricare agevolmente le biciclette e attraversare il Mar di Marmara.
Percorrendo la costa si aprono lentamente le porte dell’Anatolia in un susseguirsi di città affascinanti, come Kocaeli, Sakarya e Eskişehir da cui inizia l’ascesa sull’altopiano.
Qui è d’obbligo fermarsi a Odunpazarı, una delle strutture architettoniche meglio conservate di Eskişehir che si distingue per la sua ricchezza culturale e ospita decine di musei. Grazie a questa caratteristica, infatti, dal 2012 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Proseguendo lungo le rive del fiume Porsuk, il percorso ci porta alla prossima tappa, Nevşehir. Presto si arriva in Cappadocia dove ci si può viziare concedendosi un giro in mongolfiera all’alba per scoprire l’incommensurabile spettacolo offerto dalle conformazioni geologiche note con il nome “camini delle fate”.
Se avete tempo, prendete nota del Museo all’aperto di Göreme e lasciatevi andare all’ultima tappa del nostro itinerario. L’itinerario finisce a Kayseri, la cui cucina è leggendaria, soprattutto a causa dei piatti di carne e dei mantı (tortellini in brodo con yogurt e menta).

vacanze in bici in turchia

Via Eurasia – La Via dell’Impero

Distanza 900km | clicca qui per la traccia

La Turchia è un paese gigantesco e offre molte possibilità per andare in bicicletta in quasi tutte le stagioni. L’altopiano centrale è circondato da catene montuose che scendono verso il Mar Nero a nord e il Mediterraneo a sud e a ovest. Queste coste sono spesso frastagliate e boscose, con spiagge nascoste e villaggi di pescatori. Le antiche civiltà hanno lasciato il loro segno nel paesaggio, come i resti delle città greche e romane che rivaleggiano con quelle italiane in termini di ricchezza e di edifici monumentali.

L’itinerario internazionale della Via Eurasia entra in Turchia a Edirne, prosegue verso Istanbul e passa per Bursa fino alla costa meridionale. Il viaggio inizia quindi sulle deliziose strade di Beykoz, una regione di Istanbul famosa per i suoi boschetti di alberi rigogliosi su entrambi i lati. Lasciati alle spalle Poyrazköy e Anadolu feneri si pedala attraverso la punta più settentrionale di Istanbul, con il verde da un lato e il blu del Mar Nero dall’altro. Da Istanbul, capitale dell’Impero Ottomano, si fa rotta verso Bursa, una delle più belle città della Turchia. Salutata Bilecik, altra capitale dell’impero, sulla costa di Izmit, l’ultima terra conquistata in Anatolia prima dell’assedio di Istanbul. L’itinerario prosegue attraverso Kütahya, famosa per le sue porcellane, dove sono cresciuti molti principi ottomani, e conduce alla prossima tappa, Afyonkarahisar. La città, chiamata popolarmente Afyon, accoglie i visitatori con il suo edificio simbolo: il maestoso castello. La città, che combina bellezze geografiche come i camini delle fate di Iscehisar e benedizioni naturali come le sorgenti termali, attira l’attenzione anche con la sua deliziosa cucina che riesce a unire tradizioni millenarie grandi come l’Asia.
Avvistato l’Eğirdir, un lago d’acqua dolce formato da effetti tettonici e carsici con una superficie enorme, significa che la città di Isparta, il giardino delle rose della Turchia, è dietro l’angolo.
Attraversando le montagne del Tauro e godendo della discesa con la vista unica della vetta, si arriva presto ad Antalya. L’ultima tappa del tour è Konyaaltı, una delle località più vivaci di Antalya. E il Mar Mediterraneo è lì, pronto per essere goduto appieno.

La via del Mediterraneo da Antalya a Mersin

Distanza 470km | clicca qui per la mappa

Un itinerario di spettacolare bellezza naturale, ricco di storia e con condizioni climatiche eccezionali. Qui si viene accolti da un sole splendente e da acque turchesi quasi tutto l’anno. Questo itinerario a lunga percorrenza parte dal porto turistico di Kaleiçi, con la sua vista ipnotica, e segue la strada per l’antica città di Side, la più importante città portuale della Panfilia.
Da qui, si tengono le acque del Mar Mediterraneo sulla destra e si percorre un lungo tragitto lungo la costa. La strada porta ad Alanya, che ha ospitato civiltà ellenistiche, romane, bizantine, selgiuchidi e ottomane. Il percorso copre una distanza di 500 km attraverso un mix di strade tranquille e piste ciclabili.

La costa prosegue con lo splendido mare blu e le spiagge naturali di sabbia fino a Mersin, con un panorama fantastico, godendosi la ricca e deliziosa cucina, dalla tantuna alla cezery, dai piatti di bulgur ai dolci.

Pedalare tra gli alberi nel Limburgo - Bjorn Snelders

Pedalare in un luogo unico: il Limburgo

Pedalare tra paesaggi incantevoli, opere d’arte, città caratteristiche e patrimonio culturale alla scoperta della gastronomia locale. Quante volte avete sentito questo invito alla scoperta in bici di un territorio?

Ma siete mai stati invitati a pedalare sugli alberi? E a guardare attraverso una chiesa? Avete letto bene, non “tra” gli alberi, ma “su”. Non “dentro una chiesa”, ma “attraverso”.

Pedalare tra gli alberi nel Limburgo - Bjorn Snelders
Pedalare tra gli alberi nel Limburgo – (c) Bjorn Snelders

Scommettiamo ben poche volte. Per questa ragione è giunto il momento di scoprire il Limburgo, la regione orientale delle Fiandre, ad ovest del fiume Mosa. Al confine con i Paesi Bassi, lambisce le province di Liegi a sud, del Brabante Fiammingo a ovest e di Anversa a nord-ovest. La sua città più importante è Hasselt, un polo creativo con diversi musei, street art eccentrica e irresistibili boutique oltre ad essere circondata da vie verdi, ampie praterie e vallate fluviali.

Com’è il Limburgo?

Il paesaggio del Limburgo è ondulato, rilassante, punteggiato da castelli, siti minerari convertiti in attrazioni e fattorie. Praterie, specchi d’acqua e fiumi arricchiscono il paniere di ingredienti che rendono questa regione tanto affascinante.

Fiandre - Limburgo © Provincie Limburg - Robin Reynders
Paesaggio del Limburgo, © Provincie Limburg – Robin Reynders

Ma non solo. La parte settentrionale è caratterizzata da foreste rigogliose, mentre nell’est del Limburgo, dove il fiume Mosa forma il paesaggio, si succedono antichi villaggi e paesaggi ricchi d’acqua. A sud invece c’è Haspengouw, la regione della frutta. Quando gli alberi da frutto sono in fiore, ciclisti ed escursionisti sono avvolti da nuvole di fiori mentre verso l’estate gli alberi si riempiono di colorati e succosi frutti da raccogliere.

Ispirazioni artistiche e luoghi unici dove pedalare

Si diceva che nel Limburgo è possibile guardare attraverso una chiesa. Ma di cosa si tratta? Di un’opera d’arte che dialoga con il luogo in cui è inserita. Una chiesa che permette di ammirare il panorama attraverso la sua struttura. Si chiama Reading between the lines e si trova nella regione di Haspengouw (quella della frutta, per intenderci), dove le architetture giocano con il paesaggio. Realizzata da Gijs Van Vaerenbergh, un duo di architetti belgi (Pieterjan Gijs e Arnout Van Vaerenbergh), Reading between the Lines è una struttura alta 10 metri in lamiera d’acciaio, modellata secondo la forma di una piccola chiesa di Loon.

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Fiandre Reading Between the Lines di Gijs Van Vaerenbergh, Kristof Vrancken

Sempre nella regione dei frutteti è possibile incontrare diverse opere di arte contemporanea perfettamente integrate nella natura.

Ad esempio, si può salire su un’installazione creata dall’artista Frits Jeuris con decine di alberi da frutto abbattuti dopo una malattia. Helsh(ea)ven è infatti una piattaforma da cui si gode di una vista privilegiata sul paesaggio circostante.

Limburgo (c) Enough Cycling
(c) Enough Cycling

Queste due installazioni si trovano percorrendo l’ultimo tratto dei 459 chilometri dell’Itinerario delle Colline, quello che impegna i ciclisti tra le salite e le discese della parte meridionale delle Fiandre.

Ci sono poi tre esperienze che non conoscono rivali e che regalano ai ciclisti l’opportunità di pedalare in luoghi incantevoli, ma soprattutto inaspettati. Scopriamole insieme.

Le tre esperienze inaspettate da fare in bici nel Limburgo

A Bokrijk si pedala attraverso l’acqua. Non si deve guadare un fiume, né è prevista un’immersione, perché è stata realizzata una passerella ciclabile che congiunge le due sponde dello stagno di Bokrijk. L’eccezionalità di questo percorso è data dal fatto che mentre si pedala l’acqua è all’altezza dello sguardo, vicinissima.

Limburgo - Pedalare sull'acqua a Bokrijk © David Samyn
Limburgo – Pedalare sull’acqua a Bokrijk © David Samyn

Alberi, altezza, bellezza della natura. Ecco i tre elementi del Cycling through the trees (Pedalare Sugli Alberi). Ma in che senso? Si pedala per 700 metri a 10 metri di altezza, proprio tra le cime degli alberi. In sicurezza, ci si ritrova a guardare la natura dall’alto, lungo un doppio anello che immerge i ciclisti nella magia del bosco.

Un percorso ciclabile di 4 chilometri e un ponte ciclopedonale di legno lungo 300 metri consentono di ammirare lo splendore della brughiera nel Parco Nazionale del Belgio Hoge Kempen National Park. Dal punto più alto del ponte si ammira il paesaggio circostante.

Limburgo Fiandre Brughiera Heathland Gravel Limburg (c) Flanders Classics
Hoge Kempen (c) Flanders Classics

Il Parco si trova sull’itinerario Kempen, 213 chilometri da Anversa a Maasmechelen, tra boschi e ampie brughiere, dune simili a quelle del Sahara e laghi.

Lungo questo itinerario è anche possibile approfondire la conoscenza sul passato minerario della zona ed esplorare siti come C-mine. Un tempo luogo di estrazione del carbone, oggi è un polo multifunzionale immerso in un’atmosfera unica da archeologia industriale, dove ammirare opere di arte contemporanea oppure riscoprire le attività minerarie partecipando ad esempio alla la C-mine expedition.

Fiandre Limburgo Genk C_Mine © David Samyn
Genk C_Mine © David Samyn

L’itinerario della Mosa

Nel Limburgo ci sono ben 2000 km di percorsi ciclabili pavimentati, segnalati, sicuri e per lo più liberi da auto e oltre alle tratte dei due itinerari iconici descritti sopra. Chi ama la tranquillità e il magnetismo dei paesaggi fluviali, può sperimentare l’itinerario della Mosa.

Siamo lungo il fiume che rappresenta il confine tra Belgio e Paesi Bassi per circa 40 chilometri, da Maastricht nei Paesi Bassi a Kessenich in Belgio. Non ci sono auto lungo i suoi argini, perciò ci si può prendere tutto il tempo necessario per visitare la piazza di Maaseik oppure quella che è considerata la cittadina più bella delle Fiandre: Oud-Rekem.

In bici nel Limburgo - Fiandre (c) Bram De Vrind
In bici nel Limburgo – Fiandre (c) Bram De Vrind

Pedalando, si attraversa il Parco Fluviale di Maasvallei, un parco paesaggistico dal paesaggio vario, caratterizzato da un intreccio di vecchi bracci fluviali, argini, canali e sabbie ghiaiose, collegati a poche aree residenziali ben delimitate ed ecosistemi unici.

Un percorso che non deve rimanere ineluttabilmente sulla sponda fiamminga , perché, se si desidera attraversare il fiume, basta prendere il Traghetto President Willy Claes, a Ophoven-Ohé en Laak. E con una traversata, si può mettere piede, anzi, la ruota, nel territorio dei vicini olandesi.

Gli Itinerari Iconici: da sapere

Tutti gli itinerari citati sono percorribili nei due sensi e si possono suddividere in tappe, in modo da adeguarli alla propria abilità e al tempo a disposizione. Su fiandreinbici.com si può vedere come incrociarli tra loro e costruire il proprio viaggio in bici nelle Fiandre.