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Lungo il Liri in bici

Il Ponte dell’Immacolata in bicicletta

Le temperature si abbassano, ma una vacanza in bicicletta in inverno è sempre possibile, è sufficiente sapersi attrezzare, coprirsi per restare asciutti e caldi e individuare la giusta destinazione.
Scopriamo cinque viaggi da fare in Italia durante il Ponte dell’Immacolata, da Nord a Sud.

1- La Ciclovia delle Terme e Riolo Terme
È possibile scoprire l’entroterra dell’Emilia-Romagna percorrendo 60km di ciclovia di 60 che unisce borghi e stabilimenti termali. A Riolo Terme è possibile unire l’attività sportiva alle cure termali e visitare, tra le altre cose, la splendida rocca che fu la dimora di Caterina Sforza. A meno di 15km, lungo la ciclovia, si raggiunge Brisighella, una località ricca di tradizioni, storia e bellezze architettoniche. Elettra tra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, offre al visitatore curiosità come la “Via degli asini”, una strada porticata, sopraelevata del XII secolo, un tempo percorsa dai birocciai, dove il piano terra fungeva da dimora per i somari che trasportavano il gesso. Per solleticare il gusto, a Brisighella si assaggiano i salumi e il prezioso olio Dop, da provare crudo sul carciofo moretto che cresce solo qui.

Lasciata Brisighella si può decidere di ritornare a Riolo Terme passando per Imola o raggiungere in poco più di un’ora di dolci salite e panorami verdi la cittadina di Modigliana. Anche questo borgo medievale conserva molti edifici – tra cui la Rocca dei Conti Guidi – ed è famosa per i tortelli di patate. Per chi vuole provare il wellness & positive sport ci sono programmi specifici a Riolo Terme.

GH Terme di Riolo
Grand Hotel Terme di Riolo

2- Roma e Valle del Liri
Si tratta di un nuovo percorso cicloturistico realizzato seguendo il corso del fiume Liri, tra l’Abruzzo e il Basso Lazio e che attraversa la Ciociaria. Il centro di questo viaggio è Isola del Liri, cittadina rinomata per la sua famosa cascata ma luogo con una storia che ha molto da dire anche dal punto di vista dell’archeologia industriale. Qui convergono una serie di percorsi ciclistici tematici: noi abbiamo scelto “dalla sorgente alla foce”, una la dorsale cicloturistica da cui poi sviluppare deviazioni e itinerari a margherita da fare in giornata, visite guidate comprese.

In 3 giorni è possibile completare il percorso alla scoperta del territorio lungo il fiume, partendo da Capistrello, in Abruzzo. Il primo giorno si consiglia di esplorare Sora, la città di Vittorio de Sica, con il suo centro storico peculiare e l’Abbazia di San Domenico.

Il secondo giorno l’itinerario procede verso Cassino su 65 chilometri abbastanza impegnativi (ma fattibili con una e-bike), per il dislivello che si fa sentire: la prima tappa, tutta in salita, è a Civitavecchia d’Arpino celebre per le Mura Ciclopiche e Marco Tullio Cicerone, ricordato da una statua nella odierna Arpino che si trova più in basso.

Il terzo e ultimo giorno si possono ripercorrere le tracce della Memoria e della Seconda Guerra Mondiale, ad esempio all’Historiale – museo multimediale dedicato alla Seconda Guerra Mondiale ideato e allestito da Carlo Rambaldi, Premio Oscar per gli effetti speciali di E.T.; attraversando la Linea della ritirata tedesca, la Linea Gustav; sostando all’Abbazia di Montecassino.
Dopo Cassino il fiume cambia nome e diventa Garigliano, fiume che sfocia a Minturno, l’ultima destinazione del viaggio, sul mare della Riviera di Ulisse.
Per maggiori informazioni su tutte le tappe: www.liris.bike/tour/

 

Lungo il Liri
Lungo il Liri

3- Abruzzo – la Rete Ciclabile dei Trabocchi
La Rete Ciclabile dei Trabocchi mette insieme, a sistema, in maniera intelligente e coerente, percorsi già presenti e li offre ai ciclisti, a chi voglia, in particolare, andare oltre la costa e pensare a collegamenti verso la campagna: vista mare sì, ma anche vista Maiella.

Ecco quindi le aste fluviali, le strade bianche di campagna, tratti poco frequentati dagli automobilisti, le intersezioni con il Cammino di San Tommaso, fino a momenti anche più impegnativi con sterrati che richiedono Mtb o gravel, o la scoperta di percorsi che portano verso una valle che custodisce esempi di mulini ad acqua risalenti ai primi anni del 1400. Da non perdere una camminata fino alla Riserva Naturale dell’Acquabella, dove troviamo il Vecchio borgo dei pescatori e, se si vuole fare una breve deviazione nelle colline circostanti, una visita ai frantoi locali e alla Abbazia di San Giovanni in Venere.
Per maggiori info: https://reteciclabiletrabocchi.it/

Tra i trabocchi in bici
Tra i trabocchi in bici

4 – Matera e le Chiesi Rupestri
Matera, la città dei Sassi può essere esplorata anche in bicicletta, percorrendo i vicoli e ammirando i tipici edifici rupestri scavati nelle rocce della Murgia e i rioni progettati negli anni ’50 e ’60, la Martella e Spine Bianche, dove furono trasferiti gli abitanti dei Sassi subito dopo il 1953. Lungo il percorso è possibile inserire soste gustose, il pane sfornato dai tipici forni a legna, le delizie che si trovano nei mercati, e soste culturali. Da non perdere la Cattedrale situata sulla Civita o il belvedere di Sant’Agostino.

Lasciando i “Sassi” alle spalle, consigliamo un percorso in bici per il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri, area archeologica e naturalistica. Una delle caratteristiche più importanti del murgiano è la presenza di oltre un centinaio di chiese rupestri, a volte nascoste dalla vegetazione, scavate lungo gli argini delle gravine, impreziosite da incantevoli affreschi.
Sulla strada di ritorno a Matera, merita una visita il parco scultura La Palomba, un’antica cava di pietra trasformata in area espositiva di arte contemporanea, per iniziativa dell’artista Antonio Paradiso che ha realizzato una mostra d’arte permanente delle sue opere.
Per i percorsi e i tour guidati www.materaturismo.it

Matera in bicicletta
Matera in bicicletta

5 – Salento
Il Salento è una delle mete preferite dagli italiani durante l’estate, ma è possibile (ri)scoprirlo in bicicletta nei periodi di bassa stagione, con poco traffico e temperature ancora piacevoli. 210 chilometri prevalentemente pianeggianti costituiscono il percorso salentino, adatto anche ai cicloturisti meno esperti. Si parte da e si torna a Lecce tra meraviglie di piccoli borghi, masserie e i più suggestivi angoli di costa.

Lungo la tratta che da Lecce va a Otranto, s’incontrano l’Oasi protetta del WWF ‘Le Cesine’, punto di passaggio di numerose specie di uccelli migratori e i laghi Alimini. Pedalando da Otranto a Santa María di Leuca, un selvaggio tratto costiero, vale la sosta il faro di punta Palascìa, l’estremo orientale d’Italia. Da Santa Maria di Leuca, in direzione Gallipoli si trova anche l’antico frantoio di Castrignano, scavato nella roccia. Attraverso ulivi e muretti a secco si arriva sulla costa ionica all’isola di Sant’Andrea e al parco naturale di Punta Pizzo.

Una volta giunti a Gallipoli, si rimane sorpresi dalla calma del fuori stagione: questo piccolo borgo di pescatori sorprende per la sua luce, i suoi vicoli e il suo mercato del pesce. Da qui si può pedalare alla scoperta dell’entroterra dove visitare il frantoio ipogeo Sannicola, Tuglie, sede di un magnifico museo della civiltà contadina e Galatone che ha un bellissimo centro storico barocco. E ancora il castello normanno di Fulcignano e Galatina dove si possono ammirare la chiesa di Santa Caterina, affrescata in stile giottesco e il tipico centro storico della città.

Tornando verso Lecce passa si attraversano campagne coltivate e numerose masserie fortificate, ma anche ville ottocentesche e città barocche, come Nardò. Ultima tappa magari a Copertino per vedere il suo imponente castello di origine normanna e infine rientro a Lecce.
Per altre suggestioni: viaggiareinpuglia.it

Salento Torre Lapillo
Salento Torre Lapillo
Treno + bici in Danimarca

Viaggiare con la propria bicicletta al seguito

Quali sono le accortezze per viaggiare con la propria bicicletta al seguito?

Viaggiare in giro per il mondo con la propria bicicletta al seguito dà l’opportunità di scoprire posti nuovi in sella alla fedele compagna di pedalate di tutti i giorni: è sicuramente bello portare con sé un mezzo che si è scelto con cura, a cui si è dato un nome e che conosciamo bene, ma per poter trasportare la bici al seguito bisogna conoscere i regolamenti dei diversi mezzi di trasporto, i costi, le modalità e gli orari in cui questo è consentito.

L’intermodalità, la possibilità di associare la bici a un altro mezzo di trasporto, è una condizione che varia a seconda della tipologia scelta e del paese che si vuole visitare in bicicletta: per questo è bene informarsi prima di partire, consultando la documentazione che i vettori e gli Enti del Turismo locali mettono a disposizione dei cicloturisti, perché questa esigenza è sempre più presente nelle richieste di viaggio e negli ultimi anni anche l’offerta e le possibilità di trasporto si sono moltiplicate.

Qui possiamo fare un rapido excursus sui consigli generali da seguire in base al mezzo di trasporto su cui andrà caricata la bicicletta, tenendo ben presente che queste informazioni sono suscettibili di cambiamento ed è sempre opportuno verificare prima di partire rivolgendosi direttamente a chi fornisce il servizio.

In aereo

Di norma si richiede che la bici sia imballata accuratamente e/o riposta in una sacca specifica, senza pedali e altre parte sporgenti taglienti, con le camere d’aria sgonfie per ovvie ragioni di pressurizzazione. Un’accortezza sempre valida è quella di proteggere con materiale da imballaggio le parti più delicate come la trasmissione e bloccare le parti mobili come il manubrio. Le tariffe sono molto variabili (anche in base al peso) e si va da circa 10 euro per le tratte più brevi a salire fino a superare anche i 100 euro: ma se abbiamo acquistato per tempo un biglietto aereo a tariffa scontata può valere la pena investire in questo servizio.

E una volta sbarcati in aeroporto? Per le bici pieghevoli – e ripiegate – il trasporto sui treni, sulle linee della metropolitana e sui mezzi pubblici è di norma gratuito e senza restrizione di orari: se invece abbiamo con noi una bici tradizionale bisogna sempre far riferimento ai regolamenti interni di ciascuna azienda di trasporto. Ad esempio, in Italia se smontata e riposta in una sacca di dimensioni massime pari a 110x80x40 centimetri una bici può viaggiare come bagaglio gratuito praticamente ovunque. Ma se è montata e pedalabile le cose cambiano.

In treno

Molto dipende dalla tipologia di treno e soprattutto dal Paese: su quelli locali/regionali di norma esistono più spazi per poter trasportare la bici e, quando previsto, va acquistato un biglietto a parte; in altri casi il trasporto-bici è gratuito, ma possono esserci delle limitazioni in base all’affollamento del treno. Sui treni intercity o ad alta velocità di norma il trasporto di una bici tradizionale montata e non imballata è previsto acquistando un biglietto e prenotando il posto; quindi, per evitare di restare a terra bisogna informarsi prima.

Viaggiare in bici e treno
Viaggiare in bici e treno

In metropolitana

Il nodo principale, visto che la metropolitana è un mezzo di trasporto pubblico ad alta capacità, riguarda gli orari: spesso esistono limitazioni nelle ore di punta e di norma la bici paga un biglietto a parte. Bisogna anche fare attenzione a dove collocare la bici: in alcuni casi esistono carrozze adibite con portabici e apposita indicazione con un pittogramma all’esterno, oppure la salita con bici al seguito è consentita solo nella prima e nell’ultima carrozza.

In tram

Vale praticamente lo stesso discorso della metropolitana: è una questione legata alla capienza e a come sono state progettate le carrozze: c’è un’estrema variabilità tra un Paese e l’altro ma anche tra una città e l’altra all’interno della stessa Nazione, per questo consultare il sito internet dell’azienda di trasporto pubblico locale rappresenta la soluzione più facile e immediata per capire se e come sarà possibile trasportare la propria due ruote sul tram.

Foto di Pasi Mämmelä da Pixabay
Foto di Pasi Mämmelä da Pixabay

In autobus

Per trasportare la bici su un bus urbano di linea o su un pullman per coprire distanze a medio e largo raggio esistono almeno 3 tipi di soluzioni: all’interno, sul retro o sul davanti. La prima modalità, nel portabagagli dell’autobus, è adatta per viaggi a lunga percorrenza e alcuni vettori hanno appositi spazi per le bici che possono essere acquistati come servizio aggiuntivo. Il portabici sul retro di un bus non è una soluzione molto utilizzata, soprattutto perché né l’autista né il proprietario della bici hanno la possibilità di controllare eventuali tentativi di furto: se è prevista solo questa modalità si consiglia di legare bene tutte le parti amovibili della bici. Il portabici sul davanti è molto diffuso negli Stati Uniti e consente al guidatore di avere sempre sott’occhio le bici: di norma può ospitare 2/3 mezzi e la rastrelliera è ottimizzata per consentire il carico e lo scarico delle bici in meno di 30 secondi.

Per istruzioni dettagliate su smontaggio/montaggio la guida passo-passo è su Bikeitalia.it:

Imballare la bici per l’aereo

Imballare la bici per il treno

 

Valtellina

In bicicletta in Valtellina

Dai percorsi cicloturistici adatti alle famiglie ai grandi passi alpini che hanno fatto la storia del ciclismo su strada, fino ad arrivare ai percorsi per mountain-bike immersi nel verde, tutto questo è Valtellina in bicicletta.

La Valtellina ti fa riscoprire la montagna più autentica e ti trasporta con le sue emozioni. Ci sono tanti percorsi bike ma anche buon vino, piatti tipici, siti culturali, terme, incantevoli borghi e soprattutto splendidi paesaggi.

Read More “In bicicletta in Valtellina”

Fiera del Cicloturismo 2023

Torna la Fiera del Cicloturismo, più internazionale e con una nuova location per più espositori

Dopo una prima edizione con 15 mila visitatori, la prima fiera italiana dedicata al cicloturismo si prepara ad una seconda edizione con tante novità: dalla nuova location di Bologna, al suo volto sempre più internazionale, dalle mete ai produttori di accessori per bici.

Bologna – Sabato 1 e domenica 2 aprile 2023, a Bologna, nello spazio DumBO, torna la Fiera del Cicloturismo organizzata da Bikenomist, un appuntamento per il mondo del turismo in bici nazionale e internazionale.

La Fiera del Cicloturismo è il primo evento in Italia interamente dedicato a chi è alla ricerca della propria prima esperienza o della prossima avventura a pedali. La due giorni sarà l’occasione per offrire un’ampia panoramica su vacanze facili per le famiglie, avventure per i cicloviaggiatori, sport per chi vuole allenarsi e tutto ciò che serve per vivere un’esperienza unica e irripetibile in bicicletta.

La nuova edizione della Fiera arriva con molte novità: nuovi espositori, una nuova location e uno sguardo internazionale e una giornata, venerdì 31 marzo, interamente dedicata al B2B e agli operatori di settore

Più espositori

Dopo una prima edizione dedicata unicamente alle destinazioni turistiche e agli operatori, nell’edizione 2023 la Fiera apre anche ai produttori di accessori per il turismo in bicicletta.

Anche quest’anno, accanto alla parte espositiva, saranno presenti i Bikeitalia talks: momenti di presentazione e confronto con il pubblico per raccontare viaggi e destinazioni, approcci e modalità per vincere diffidenze e stimolare la scoperta del mondo in modo sostenibile.

La Fiera del Cicloturismo si propone come evento unico in cui i visitatori potranno trovare tutte le informazioni specifiche per pianificare i propri itinerari ciclabili, scegliere le destinazioni più belle da visitare in bicicletta e i migliori servizi bike friendly di cui usufruire durante il viaggio.

Inoltre, gli espositori alla Fiera possono avere l’occasione di incontrare un pubblico selezionato interessato, attento alle proposte del settore, e di interagire con possibili partner commerciali nell’ottica di creare nuove opportunità di business. 

Tra le prime destinazioni che hanno già confermato la loro presenza in fiera ci sono regioni della Spagna, la Turchia e la Croazia. E tra le regioni italiane, Sicilia e Calabria.

La nuova location

La Fiera si sposta da Milano a Bologna, città che accoglie la Fiera del Cicloturismo in un’area di oltre 40.000 metri quadrati, a pochi passi dalla stazione centrale dei treni. 

“Siamo felici che la seconda edizione della Fiera del Cicloturismo si tenga in Emilia Romagna perché è una Regione che ha investito tanto nello sviluppo del turismo in bicicletta e, in particolare, Bologna è una città che ci ha accolto a braccia aperte e che da sempre dedica un’attenzione speciale alla mobilità attiva” dichiara Pinar Pinzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo e membro del consiglio di Eurovelo.

“Il cicloturismo cresce sempre più anche in Italia ma spesso sono gli operatori esteri ad approfittarne, mentre è importante che si sviluppi un mercato locale di servizi dedicati al cicloturista: per questo siamo onorati di ospitare la Fiera del Cicloturismo che da Milano sbarca a Bologna, dove l’interesse è tanto e il territorio ha un forte potenziale. Con i 1.000 km della Bicipolitana la Città Metropolitana di Bologna sta fortemente investendo in questa piccola e grande rivoluzione: dal turismo usa-e-getta al turismo lento, che si può fare tutto l’anno. Per stare davvero bene e in armonia con ciò che ci circonda” ha dichiarato Simona Larghetti, Consigliera Comunale di Bologna con delega alla Mobilità Ciclistica.

Spazio DumBO Bologna
Spazio DumBO Bologna

Un settore in crescita

Anche il settore del cicloturismo nazionale, seguendo il trend di quello internazionale, negli ultimi anni sta acquisendo sempre più importanza in termini economici e di tendenze, accogliendo non solo viaggiatori locali, ma attraendo anche visitatori oltre confine.

Gli Italiani scelgono sempre più spesso vacanze attive, secondo un’anticipazione del 3° Rapporto Nazionale sul Cicloturismo in Italia realizzato da Isnart per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio e promosso con Legambiente. Isnart presenterà il rapporto integrale proprio durante la Fiera di Bologna.

Per il 2022 è possibile stimare 31 milioni circa di presenze attribuibili ai cicloturisti, pari al 4% di quelle totali registrate in Italia fino a questo momento. Si tratta di dati parziali ma incoraggianti, perché indicano una ripresa anche di questo particolare segmento del turismo italiano, in cui non è secondario il contributo che offrono i flussi internazionali.

Anche l’impatto economico del fenomeno cicloturistico è rilevante: la spesa per consumi turistici nei luoghi di vacanza generata dai cicloturisti è stimata per il 2022 in quasi 4 miliardi.

Il 2022 sta segnando, in particolare, un progresso dei cosiddetti cicloturisti “puri”, ovvero quei turisti per i quali la bicicletta è una delle principali motivazioni di scelta della destinazione: si stimano per quest’anno 8,5 milioni di presenze turistiche.

E una spinta al settore del cicloturismo arriverà anche dal Piano Generale della Mobilità urbana ed extraurbana, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 2022, un documento fondamentale per lo sviluppo delle azioni per la promozione della ciclabilità a tutti i livelli. 

Il Piano prevede un finanziamento di 1,2 miliardi di euro di cui 943 milioni già allocati.

Per quanto riguarda il cicloturismo il Piano delinea gli interventi per realizzare i tracciati di interesse nazionale, a partire dal sistema delle dieci ciclovie turistiche nazionali che sono parte la Rete Ciclabile Nazionale (RCN) di cui all’articolo 4 della legge n. 2/2018.

Accedi alla cartella stampa

Per contatti e per esporre alla Fiera del Cicloturismo: expo@fieradelcicloturismo.it 

I comunicati stampa sono scaricabili dal sito nella sezione press

COSTA DAURADA

Chi ha inventato il cicloturismo?

“La bicicletta non è solamente un mezzo di locomozione ; diventa un mezzo di emancipazione, un’arma di liberazione. Libera lo spirito ed il corpo dalle inquietudini morali, dalle infermità fisiche che l’esistenza moderna, tutta ostentazione, convenzione ed ipocrisia; dove apparire è tutto ed essere è niente, suscita sviluppa e mantiene con grande detrimento per la salute” 

Sappiamo tutti di cosa parliamo quando diciamo cicloturismo e probabilmente diamo per scontato che sia un tipo di turismo nato con l’invenzione stessa della bicicletta nell’Ottocento. Ed è più o meno così, se si considera che si deve l’”invenzione” del cicloturismo al Paul de Vivie, conosciuto come Vélocio, che coniò il termine nel 1889.

Chi era Vélocio? Nato a Pernes-les-Fontaines, in Provenza, nel 1853, acquistò la sua prima bici nel 1881 e si iscrisse immediatamente al Club des cyclistes stéphanois di Saint-Etienne a cui erano iscritti anche i fratelli Gauthier, produttori francesi di due ruote. Appartenere a questo club, secondo il primo articolo dello statuto: “(dava) la possibilità agli aderenti di fare, in compagnia di altri amatori, delle gradevoli escursioni, corse e viaggi”. In realtà il concetto di amatore dell’epoca era molto diverso da quello odierno, e intendeva, sul modello inglese, una concezione piuttosto elitaria: gli operai non potevano accedere al club, ma si tenga conto che il costo di una bicicletta all’epoca segnava un netto spartiacque sociale, infatti a fine Ottocento era di circa 500 franchi, mentre il salario medio giornaliero di un operaio era di 3,30 franchi.

Ma torniamo a de Vivie. Lavorando come rappresentante di seta si ritrovò a viaggiare in ogni luogo, in particolare in Inghilterra dove scoprì una collaudata industria della bicicletta e il Touring Club Ciclistico. Completamente travolto da questa nuova passione, divenne il primo importatore di biciclette inglesi con l’Agence Générale Vélocipédique, e poi si dedicò alla propria produzione lanciando il marchio La Gauloise.

Vélocio and his "polymultipliée" with two chains, probably in the years 1900-1910

Nel 1887 creò la rivista “Le Cycliste Forézien”, che l’anno seguente divenne “Le Cycliste“, e sostenne la fondazione di un Touring club sul modello di quello inglese. Nel 1889 in un suo articolo su Le Cycliste comparve per la prima volta la parola cicloturismo.

Curioso e innovatore, fu sostenitore accanito di ogni innovazione tecnica legata alla bici e lavorò instancabilmente sullo sviluppo dei cambi di marcia e sul loro utilizzo, animando anche un feroce dibattito dalle pagine della sua rivista con l’ideatore del Tour de France, Henri Desgrange, fortemente contrario all’uso del cambio (per curiosità: l’uso del cambio al Tour fu proibito fino al 1937). Si dice inoltre che percorresse circa 20.000 km all’anno e che facesse tappe da 40 ore filate.

Creatore anche dei termini ciclotecnica e cicloterapia, fu davvero una figura emblematica per i suoi racconti di escursioni e per il costante invito ai ciclisti a incontrarsi durante i loro viaggi. Il suo stile di vita era semplice e rigoroso, fu un convinto vegetariano e cercò di promuovere alimentazione e norme sane per la pratica ciclistica.

Morì in un incidente, investito da un tram mentre attraversava la strada con la bicicletta a mano cercando di evitare un’auto.

I suoi “sette comandamenti” per le corse sono rimasti nella storia e valgono ancora oggi:

1 – Rare e brevi soste, per non far crollare la concentrazione.

2 – Pasti leggeri e frequenti: mangia prima di avere fame, bevi prima di avere sete.

3 – Non andare mai aldilà delle tue possibilità con fatiche che portino a mancanza di fame e sonno

4 – Coprirsi prima di avere freddo e scoprirsi prima di avere caldo. Non aver paura di esporre la pelle al sole, all’aria e all’acqua

5 – Eliminare, almeno in corsa, tabacco, vino e carne.

6 – Non forzare mai, restare nelle proprie possibilità, soprattutto nelle prime ore in cui si è tentati di spendere troppo perché pieni di forze.

7 – Non pedalare mai per amor proprio

Oggi, per chi vuole omaggiarne la memoria è possibile visitare un monumento a lui dedicato in cima alla salita del Col de la République, fuori Saint-Etienne o la sua tomba nel cimitero di Loyasse a Lione.

Photograph of the memorial of Paul de Vivie in Pernes-Les-Fontaines in the Vaucluse in southern France

Crediti fotografici:

Patatruc, via Wikimedia Commons

AllezHopp,via Wikimedia Commons

 

Cicloturismo

Il potenziale del cicloturismo sul territorio italiano

Non sorprende quanto emerso dalla prima edizione del report “Italia in Bici: scenari, protagonisti e indotto” realizzato da Repower e Università IULM: le potenzialità dell’economia della bicicletta e del cicloturismo sono molteplici e benefiche per molti territori. Il report analizza tutti gli aspetti della ricaduta della bikeconomy, oltre a delineare le caratteristiche dei ciclisti e cicloturisti, dei territori e degli stakeholder coinvolti nel processo di sviluppo turistico di un territorio a vocazione ciclistica.

I fatti

  • Utilizzare una bicicletta significa migliorare la propria salute, ridurre il rischio di incidenti stradali e, economicamente, consentire un risparmio di 110 miliardi di € in ambito sanitario a livello UE.
  • Scegliere le due ruote consente di ridurre l’inquinamento, ambientale e acustico, e la congestione stradale. In numeri, si può quantificare il risparmio di carburante in 3 miliardi di litri (il che significa una riduzione di emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate/anno).
  • Passare dall’automobile alla bicicletta favorisce l’economia locale, i negozi, gli esercizi commerciali e il settore immobiliare.
  • Il cicloturismo favorisce la rigenerazione urbana e, ovviamente, il rilancio delle economie locali.

Il cicloturismo

Il cicloturismo già prima del COVID produceva in Europa un impatto economico stimato in 44 Miliardi di euro, (superiore al comparto delle crociere), oggi muove oltre 50 miliardi di euro, di cui quasi un decimo (4,6 miliardi secondo l’analisi Banca Ifis) in Italia.

Ne consegue una ricaduta importante in termini di marketing territoriale, che può favorire lo sviluppo di aree meno note e frequentate. Se infatti, come stima FIAB, ogni euro investito in ciclovie ne restituisce 3,5 al territorio, e a progetto ultimato ogni chilometro di percorso genera un indotto annuo sulla zona attraversata di 110.000 euro, una rete strutturata e ben diffusa di ciclovie potrebbe portare, sempre secondo FIAB, 2 miliardi di euro annui nelle casse italiane.

Per queste ragioni sarà fondamentale analizzare e sfruttare le opportunità che il Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza (PNRR) potrà offrire con il finanziamento già assegnato di 943 milioni di euro. L’utilizzo ponderato delle risorse consentirebbe infatti di valorizzare i territori e di sviluppare forme di turismo lento ed esperienziale, diventando un’opportunità di rilancio per diverse economie territoriali.

Ma cosa fanno i cicloturisti, oltre a pedalare? L’83% dei cicloturisti è interessato ad esplorare il territorio in cui soggiorna per scoprire il lato culturale del viaggio, attraverso visite a musei e mostre, ma anche attraverso l’esperienza della cultura enogastronomica locale.

Il desiderio di esperienze mostrato dai viaggiatori motiva gli operatori turistici a creare nuove offerte complete che includano pedalate, visite a monumenti e musei oltre a degustazioni, visite ad aziende agricole e cantine vinicole.

Cicloturismo e cultura    Gastronomia e turismo

L’impatto delle e-bike

Il fenomeno della e-bike, con il suo +44% di vendite in Europa nel 2020 in confronto all’anno precedente dà ulteriore impulso ad un mercato di settore che fa registrare cifre da sogno, a dispetto delle sfide rappresentate dalle difficoltà della supply chain. L’altra faccia di questa medaglia è rappresentata dall’esigenza delle aziende di tornare a controllare più da vicino la filiera produttiva, e quindi l’inizio di un processo di rientro di competenze dal Far East all’Europa (o all’Italia, come nel recente caso di Bianchi), riportando nel vecchio continente ulteriore valore e lavoro.

Ma questa crescita continuerà? Si potrebbe prevedere di sì, basandosi sulle conclusioni dell’analisi di Hannes Neupert, presidente di ExtraEnergy, un’organizzazione attiva nel monitoraggio dell’industria e-bike. Neupert fa riferimento alla Cina e all’epidemia di Sars del 2002: si registrò infatti una crescita nelle vendite di e-bike da 1,6 a 6,7 milioni in tre anni, arrivata a 40 milioni di unità vendute nel 2019. È ipotizzabile che la situazione si replichi nell’Europa post-COVID, anche se in misura minore. Questo cosa significa in termini di turismo?

La diffusione delle e-bike ha evidentemente influenzato la crescita del cicloturismo; infatti, se prima in molti non si sentivano pronti ad affrontare un itinerario completo o ritenuto difficile, oggi grazie all’e-bike il bacino di utenza si sta allargando anche a turisti meno preparati da un punto di vista atletico.

Le ciclovie come opportunità turistica

Esempio di come tutti questi fattori correlati siano un beneficio per il turismo in bicicletta solo le ciclovie. Le ciclovie non sono solo le piste ciclabili, ma tutti i percorsi adatti e agevoli per i ciclisti, in grado di garantire un certo livello di sicurezza.

Una ciclovia di successo deve soddisfare i bisogni degli utenti che ne usufruiranno. I bisogni ovviamente possono essere eterogenei, ma si possono accogliere in tre macro-aree: interesse del percorso; sicurezza; fruibilità.

I percorsi quindi devono essere piacevoli e variegati, con attrattive in grado di suscitare l’interesse di chi pedala. Una buona ciclovia dovrebbe regalare ai fruitori un’esperienza al di là della pedalata, includendo nel percorso attrattive ambientali, culturali o artistiche.

Le ciclovie devono essere sicure, con sedi stradali e infrastrutture sottoposte a costante manutenzione, pulite e bene segnalate.

Infine, le ciclovie devono essere fruibili – ad esempio prevedere parcheggi sicuri per le bici, avere punti di assistenza e ben collegate con altri mezzi di trasporto. Inoltre, non bisogna dimenticare che i turisti hanno bisogno di punti di sosta e di ristoro.

Se tutte queste condizioni sono soddisfatte, il territorio può beneficiare di un potenziale turistico molto alto.

Per approfondire gli scenari del turismo in bicicletta, scarica il report.

 

 

La Fiera del Cicloturismo presa d’assalto alla sua prima edizione a Milano

15 mila visitatori e code di oltre 40 minuti per entrare. Il Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia all’inaugurazione: “con il gasolio a 2 euro qualche domanda dobbiamo farcela”

Milano – Oltre 50 espositori tra destinazioni e operatori turistici del settore si sono dati appuntamento a Milano, alla Fabbrica del Vapore, riuscendo ad attirare oltre 15.000 visitatori. La prima Fiera del Cicloturismo è stata una due giorni all’insegna del viaggio, alla scoperta di paesaggi inediti, di natura e di proposte di itinerari da fare in sella alla bici.

fiera del cicloturismo massimo garavaglia
Pinar Pinzuti e Massimo Garavaglia

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